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Monsignor Bolognese diffidente
Testi a cura di Adelmo Polla  maggiori info autore
L'autorità ecclesiastica, e qui per essa Mons. Bolognese, sempre cauta nel riconoscere certe manifestazioni "divine", congedò i postulanti con la promessa di "sanare la questione" al più presto. Dovendo predicare la prossima
Quaresima a Celano - disse il vescovo - sarebbe salito a Cerchio dove
avrebbe chiesto chiarimenti opportuni all'arciprete. Infatti, dopo alcuni
giorni, circondato da uno stuolo di religiosi, fece il suo ingresso nel paese. 
 
La popolazione assiepata ai bordi della strada principale, lo acclamò con forza, rinnovandogli le suppliche. Anzi, giunto Mons. Bolognese davanti
alla chiesa, venne invitato a fermarsi per una formale constatazione dell'accaduto, ma vivamente infastidito da tanta insistenza, passò oltre per
recarsi alla casa dell'arciprete D'Amore. Il quale, ovviamente si guardò bene dal venire incontro al desiderio dei popolani. 
 
Le "informazioni" assunte (la redazione di don Angelo dovette risultare decisiva) bocciarono le istanze dei cittadini. Questi, in gran numero, attesero impazienti che il vescovo uscisse dalla canonica per portarlo, anche per un attimo, dinanzi l'altare della Madonna. Non ci fu verso: Mons. Bolognese, sordo a tutte le suppliche, non volle fermarsi e frettolosamente se ne partì proseguendo per la via che porta a Celano. Ma a Celano, il vescovo non potè predicare la sua "Quaresima". Qui le notizie sono controverse. Ritengo opportuno soffermarmi sulla gravità di un incidente che ebbe il suo peso indiscutibile sulla vicenda. 
 
Dopo aver oltrepassato le ultime case di Cerchio, una stanga della portantina si ruppe e con essa anche la gamba del povero vescovo che dovette tornarsene a Pescina ed affidarsi alle cure alle cure di un buon medico. Secondo altri, invece, l'incidente non gli impedì di raggiungere Celano dove (e qui sono tutti d'accordo) il vescovo si ammalò di broncopolmonite e dopo qualche tempo morì. Che l'incidente fosse dovuto al caso, frutto di una banale circostanza, non convinse del tutto la maggior parte dei popolani che riconobbe in esso un intervento sovrannaturale. Ma la forza della fede è più possente di un macigno. 
 
Malgrado la mancata concessione delle Autorità ecclesiastiche, i Cerchiesi non si persero d'animo e continuarono caparbiamente a venerare la propria Madonna. E ci voleva un autentico miracolo ( questa volta sì, un vero
miracolo) per convincere le riottose Autorità, ma in primo luogo lo stesso arciprete D'Amore, a ben considerare il valore di una religiosità popolare che, senza sconfinare nel fanatismo, affondava le sue radici nella convinzione più profonda e sublime. Chissà, forse furono le preghiere incessanti o la devozione profonda di tutto il popolo di credenti, perché la Madonna desse un segno, uno solo, della sua grazia divina.

  
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