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Notizie essenziali sull'abitato
Testi a cura di Fiorenzo Amiconi  maggiori info autore
Nei tempi passati il paese di Cerchio, nella provincia di L'Aquila, era costituito da varie ville disseminate in un'area collinare che partendo dai confini di Aielli (a nord-ovest), toccava le rive del lago di Fucino (a sud), dopo aver sfiorato ad est i tenimenti di Collarmele e Pescina. 

Le ville ( o frazioni ) più note, almeno in base al numero degli abitanti, erano Turpigliano, Paziano, Flimini ed Ozzano: ne fa fede l'antico catasto al foglio n. 184 riportato da Mons. Corsignani nella sua celebre opera Reggia Marsicana (Napoli, 1738). La loro scomparsa ci è ignota ma, presumibilmente, deve
essere avvenuta nel secolo XII sotto il regno di Ruggero II, re di Sicilia.La Cronica Volturnense non cita i nomi delle località distrutte in quei tempi, ma parla di molte "Castelia e Terre" del nostro Abruzzo scomparse a causa delle continue invasioni barbariche e, in particolare, di numerose razzie e saccheggi ad opera di Saraceni ed addirittura di Ungari. Non vi è dubbio che un insediamento, pur se di modeste dimensioni, a Cerchio esisteva anche in epoca romana.

Numerose sono le medaglie e le monete dell'epoca dell'imperatore Claudio rinvenute nell'agro cerchiese. Ma non è azzardato, poi, supporre che ivi insistesse anche nel periodo preromano; infatti alcuni ritrovamenti archeologici risalenti a quel lontano periodo ne sono una indubbia testimonianza. Dalle antiche memorie di scrittori locali ci è noto che San Bartolomeo e la SS. Annunziata sono da considerare le chiese più antiche di Cerchio; di quest'ultima non vi è più traccia, mentre la prima (attualmente dedicata a Sant'Antonio di Padova), sta a testimoniare che il nostro paese fu una delle prime "Terre" ad abbracciare il Cristianesimo. Lo afferma con certezza il Febonio nella sua celeberrima Historia Marsorum (Napoli, 1678), ma, in particolare, la Cronica dei Vescovi Marsicani che documenta come la Marsica fosse stata una delle prime "contrade" ad essere evangelizzata ad opera di San Marco Galileo, inviatovi da Roma (non poi così distante, in verità) addirittura da San Pietro medesimo. Lo stesso apostolo Marco viene considerato il primo vescovo della Marsica: nell'anno 46 d.C. venne consacrato vescovo della provincia Valeria e stabilì la sede della diocesi nella città di Marrubio (oggi San Benedetto dei Marsi), ma non dovette soggiornarvi
a lungo, in quanto predilesse, forse a causa di un clima più mite, la città di Atina, nel Frusinate, anch'essa sede vescovile. Apprendiamo dallo stesso Febonio (Hist. Mars. Lib. III) come, da remotissimo tempo, esistesse nella " Terra di Cerchio " una chiesa dedicata alla B. Vergine. Questa venne costruita sopra un colle denominato Corbarolo o Corvarolo che attualmente corrisponde alla centralissima Piazza Municipio. 

A quei tempi il colle, denominato "monte Corbarolo" nelle cartetopografiche, insisteva nella immediata periferia dell'abitato vero e proprio, posto corm'era ad una certa distanza dal nucleo principale del paese, situato intorno all'attuale zona di Castello. Del castello, ormai completamente dirupo, non vi è più traccia. Se vogliamo credere, poi, a quanto asserisce il canonico
Andrea Di Pietro, e secondo il mio parere non vi è alcun motivo per dubitarne perché è uno dei rarissimi autori ad averci tramandato notizie e memorie
patrie di notevole valore storico il culto verso la Madonna delle Grazie, olim S. Maria di Corbarolo, risale al 1530, anno in cui venne costruita una chiesa in suo onore (Agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi, Avezzano 1869, pag 58)." - .. 

In relazione al presunto inizio del culto nei confronti della Madonna delle Grazie nel nostro centro, si segnalano due recentissime notizie che inducono a
retrodatare tale origine: la prima è quella fornita dal valente storico Giorgio Morelli e rinvenuta in un documento collocato nella Biblioteca Vaticana (Archivio Barberini II, 1963/13 fasc. 16) e precisamente la Cappellania di S. Maria delle Grazie concessa dal preposto di Celano, Nicola di Bisegna, ad Antonio de Apulea nel 1397 dove si nota inmodo inequivocabile l'esistenza, nel territorio di Cerchio, di una cappella in onore della speciale protettrice di Cerchio, segno inoppugnabile, quindi, dell'antico culto dei nostri antenati verso la Nostra Madonna dispensatrice di grazie. La seconda notizia riguarda
direttamente la statua della Madonna: infatti secondo l'autorevolissimo giudizio del chiarissimo critico d'arte Ferdinando Bologna la Nostra effigie, o quello che ne resta, è opera ascrivibile al XV secolo ( si rimanda per notizie più circostanziate alla pagina relativa alla Chiesa della Madonna delle Grazie ).

 

 
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