Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - CHIESE E MONUMENTI - Chiesa della Madonna delle Grazie

Chiesa della Madonna delle Grazie
Testi a cura di Fiorenzo Amiconi  maggiori info autore

La Beata Vergine à dimostrato esserle inoltre caro questo suo Santuario noti solo coi tratti di sua beneficenza sufferiti, ma ancor con avere si mirabilmente prosperata la ricostruzione di questo convento, che in meno di tre anni con le largizioni e prestazioni dei divoti Cerchiesi e zelo dei nostri Religiosi si è giunto a rialzare il lato orientale; ora tutto abitabile da qualche tempo, ed a rifare sino al suo coprimento il lato meridionale, che guarda direttamente il bello e magnifico lago Fucino. 
 
Lo à dimostrato ancora con aver fatto quasi all'istante scovrire le autrici, già forestiere del sacrilego furto eseguito in una porzione, dei preziosi oggetti, che offerti dai fedeli adornavano l'amabilissima Immagine, i quali ricuperati trovansi sinora presso i ministri giudiziari. Questo furto avvenuto a 9 Aprile 1861 fece orrore ai buoni Cerchiesi, i quali nel medesimo giorno, che seguì la notte del ladroneccio, vennero ad offerire in compenso molte anella preziose a questa loro eccelsa ed amorisissima Avvocata, la quale dimostra la continua materna sua cura verso di noi anche col frequente cambiamento di colore del suo volto, il quale apparisce ora vivace ed acceso ed ora smorto e pallido secondo la diversità di avvenimenti o grati o spiacevoli, come molti attestano di aver osservato fra i quali è il degnissimo Sacerdote di Cerchio D. Nicola Ciotti, che nutre affetto sviscerato verso questo nostro convento e che oggi per adorabile disposizione di Dio ritrovasi quasi del tutto privo di vista Fin qui il lodato padre Dornenico. Da una lettera di don Francesco Antonio D'Amore con risposta di proprio pugno del papa Gregorio XVI 30 Maggio 1832.
    
Sacerdote Francesco Antonio d'Amore Arciprete della chiesa curata sotto il titolo de Santi Giovanni e Paolo nella Terra di Cerchio Diocese de' Marsi trovandosi ai piedi della S.V. ardisce supplicarla, che per accresce divozione al Simulacro della gran Madre di Dio sotto il titolo delle Grazie con prodigio di scoperta a di 2 Febraro 1803 nella chiesa dei soppressi Padri Agostiniani Scalzi le piaccia di fare il dono perpetuo alla Chiesa del Tesoro Spirituale delle Indulgenze Plenarie da lucrarsi da chi confessato, e comunicato visitava d.ta immagine nel giorno 2 Febraro che la detta Chiesa con particolar devosione, e frequentata tanto dai Paesani dei luogo, che dal concorso delle circonvicine terre.   
 
La risposta era affermativa. Il 31 dicembre del 1866 il Monastero fu nuovamente chiuso. Si racconta che il sindaco d'allora nell'atto di far uscire i frati avesse dato un calcio al presidente facendolo ruzzolare per le scale procurandogli una Sospetta frattura alla gamba sinistra. Il convento fu ridotto a casaleno, a sede del comune (come lo è tutt'ora) e, all'inizio del secolo, e per pochi anni a Scuola elementare. Ora una parte è adibita a palazzo comunale, un'altra a casa del rettore della Chiesa della Madonna delle Grazie, un'altra a Circolo Culturale Circense, un'altra (era) a sede della loro Loco ora bar Dea, un'altra a ufficio postale ed altri locali affittati dal Comune. Nel primo Centenario della riapparizione di tale Immagine Cerchio allestì un ricchissimo programma di festeggiamenti degni di una città! Incontratosi l'Arciprete con  la detta Carusoni mentre questa, ottenuta la guarigione, dalla chiesa tornava ìn casa, e rimasto confuso e persuaso dell'evídente miracolo, sin d'allora rapportandolo al Vescovo si adoperò presso di lui per avere le desiderate concessioni: ottenute le quali con tutta sollecitudine, dopo pubbliche largizìoni fatte con edificante gara dai Cerchiesi, si restaurò la chiesa, e sì fornì dei necessari arredi, e si fece costruire l'urna ove venne rinchiusa la Statua, si fecero a questa donativi di oro e argento, e si celebrarono feste di religiosa esultanza, alle quali concorsero le migliori bande musicali, l'orchestra di Roma, i più esimi oratori, e vi furono i più ricercati parati. 
 
Intanto stabilì il popolo che si celebrasse ogni anno per sempre con pubbliche prestazioni una festa molto solenne a gloria di Maria SS. venerata in questa sacra immagine sotto il titolo della Madonna delle Grazie nell'ultima Domenica di Settembre, epoca in cui nell'estiva ed autunnale stagione vi è in questi luoghi maggior disbrigo di faccende. E cosi si è sempre praticato sinora, mantenendosi sempre viva nel cuore degli abitanti di cerchio verso la loro gran Madre la fiducia e divozione, alla quale corrispose ella con innumerabili grazie anche miracolose, fra le quali, oltre quella surriferita, eccone alcune di cui si abbia conoscenza circonstanziata, tratte quasi tutte dal libretto dato in luce da D. Benedetto d'AMORE di Cerchio, tanto benemerito di questo Santuario, nel 1855 in Aquila, intitolato Raccolta de' portenti e miracoli fatti dalla Madonna delle Grazie la di cui sacra Immagine si venera nella Terra di Cerchio.
Anna Maria, figlia bambina di Benedetto Tuccieri, divenuta cieca , portata dalla madre avanti la lodata immagine fu ricondotta sana in casa. 
Giuseppe d'Amore essendo prossimo a morire per una pugnalata datagli nel giorno di Pasqua di esso anno 1803, mentre entrava nella chiesa parrocchiale per assistere alla solita mostra delle Sante Reliquie, diè tosto speranza di vita da che egli e i suoi congiunti.
 
Come mossi da voce interna a ricorrere a questa Beata Vergine, a lei ricorsero fiducia; e poi risanò perfettamente, e perdonò l'offensore. Si narra, che nell'invasione francese, mentre alcuni soldati dell'estero esercito da Sulmona andavano a Celano, tre uomini di perduti costumi in una strada del tenimento di Aielli, Terra limitrofa a Cerchio, sparando contro di essi, uno ne uccisero e due ne ferirono. Il Consiglio di Guerra informato, che fra di essi l'omicida era di Cerchio, deliberò, che a pubblico esempio si mettesse questo paese a sangue, sacco, e fuoco. A sì trista notizia i Cerchiesi ricorsero a questa loro celeste Avvocata, e portandola processionalmente ad incontrare nell'ingresso il nemico, impetrarono da lei, che quegli esteri, vista la veneranda Immagine, da feroci divenissero mansueti, ed accogliendo di buon grado le suppliche del popolo, si contentassero del solo sacco sulla famiglia del creduto omicida. 
E si conobbe chiaramente la protezione della Vergine, giacchè di tutte le palle lanciate dai francesi pria che vedessero la veneranda Immagine, una soltanto colpì, ferendo in una gamba un tale che avea spiegata malafede nè primi momenti della ricomparsa miracolosa della lodata Effige, e che ricorrendo a lei tosto guarì perfettamente. 
  
Nel 1817 fabbricandosi nel Palazzo di D. Vincenzo d'Amore in Cerchio, una pietra cadendo dell'alto alla sottoposta strada colpi presso la nuca un fanciullo di nome Barlaam figlio di D. Nicasio Maccallini, ed ora Religioso di merito fra i Francescani Osservanti Riformati col nome di Padre Livio, il quale ivi trovavasi a trastullare con altri ragazzi in posizione curva. Perlocchè stramazzò il fanciullo, e ricondotto qual moribondo in casa, non soccombette aiutato dalla nostra Signora cui ricorsero i di lui congiunti. Il sullodato D. Benedetto d'Amore, spedito da' medici per gastrica tifoidea che lo assali nel 1826 in Aquila, nel di cui Liceo era studente, migliorò, in un tratto con indossare camicia benedetta presso questa S.S. Vergine, e mandatagli dai suoi. 
 
Il medesimo ebbe anche un'altra grazia, che egli narra nel suddetto suo opuscolo in questi termini: Reduce ai 19 Aprile 1838 da Scanno, ove nell'esercizio di mia professione medico-cerusica mi trovava allora condottato, per recarmi a Cerchio mia patria, unitamente ad un garzone dì mia famiglia, venimmo sorpresi nella montagna di Cocullo da una terribile bufera che ci voleva assolutamente perduti, e dimenandoci, dopo di aver lasciato due vetture che noi portavamo (di cui una rimase soffocata) per trovar salvezza, ci riuscì passare Forca; ma giunti al piano di S. Nicola, a circa le ore 24, rifiniti nelle forze per le continue cadute e viluppamento della neve a vento, che ci obbligava camminare per lo più carponi, e perchè il tempo sempre più infieriva, ci vedemmo non più atti all'azíone e prossimi a rimanere soffocati. 
 
A sì trista posizione, invocatasi con il più intimo del cuore da me la protezione della detta Gran Madre di Dio, mi sentii tosto di tornare coraggio e vigore, ed esortando il pedone ad invocare anch'esso il medesimo soccorso, fummo ambi nello stato di tirare avanti e non ostante il bujo della notte per il quale conoscevamo solo per mezzo della voce essere vicini, non ostante il disperato tempo, che ci obbligava a stare spesse volte per terra quasi soffocati, e non ostante in fine la gran neve cumulata, e che continuava nel modo istesso a cadere., e che aveva tolto ogni cognizione della strada, pure, come da mano celeste guidati, giungemmo a salvamento. Infatti dopo una lunga lotta fra la morte e la speranza, io, che precedeva, diedi di capo ad una fabbrica che conobbi da alcuni segni perchè nulla vedevasi, essere della chiesa della Madonna delle Grazie di Collearmele, sita in mezzo del Tratturo. 
  
La gioja che destossi nel nostro cuore in vederci vicini a Collaermele, suscitò ad ambi maggiore speranza di campare la vita e perchè tutto ripetevamo dalla protezione della SS. Vergine invocata, al pianto di dolore accoppiammo quello di tenerezza. Con una direzione tutta razionale e non di veduta, ci riuscì incontrare il fabbricato di Collarmele, ove semivivi giungemmo a circa ore due e mezza di notte. Così egli. D. Vincenzo Macchiusi di Cerchio fratello dell'insigne nostro benefattore D. Luigi, ed oggi distinto e fervoroso Sacerdote Liguorino, nel 1840 mercè la protezione di questa SS. Vergine campò da una paralisia molto molesta micidiale, cagionata da apoplessia del midollo spinale, avendo fatto voto, se guariva, di farsi Religioso come eseguì. 
  
Il fu D. Raffaele Macchiusi figlio del sudetto D. Luigi venne nel 1847 liberato da polmoniti de giunto alla suppurazione, e D. Antonio d'Amore, zelantissimo Sindaco Apostolico di questo nostro convento, fu da simile malattia liberato nel 1852, con ricorrere amendue a nostra Signora. Suscitatesi ai 26 Dicembre 1851, alle due ore di notte in circa, nel pagliajo della famiglia Ciaglia in Cerchio un'incendio da mettere in pericolo l'intero paese pel soffio de' venti a contrasto e per la situazione in quella contrada della maggior parte delle stalle del paese, e giudicato incapace ad arrestarsi coll'aiuto umano, condottosi ed espostasi la miracolosa Immagine fuori la chiesa da dove in poca distanza si guardava il luogo incendiato, in un subito da un perfetto sereno comparvero le nubi e quindi venne la pioggia; cessò il contrasto de venti, e infuriò solo quel vento che giovò a reprimere le fiamme, in modo che l'incendio si limitò in quell'unica stalla. Intorno all'anno 1851 la fanciulla di 4 anni Maria Agostina Massari, poscia defunta, trovandosi storpia, fu dalla madre Teresa portata a questa SS. Vergine, e mentre la madre pregava, mostrò premura di camminare, e potè da se sola salire i gradini dell'Altare, ov'è la sacra Immagine. Intorno poi al 1856 il padre di costei Gregorio ricorrendo con la sua divota moglie a questa nostra Signora fu liberato da eticia così avanzata da temersi di lui una prossima perdita. 
  
Nella sera de' 23 Settembre 1853 stando, i fuoschisti: Vincenzo d'Amore di Cerchio e tre suoi figli nella solita camera a lavorare per tre fuochi artificiali, due de' quali erano per la prossima festa della nostra Signora, scoppiò un'atomo di fosforo. che inosservato stava coi colori che tritavansi, e all'istante si accese tutto il gran materiale infiammabile ivi preparato, scomparendo all'esplosione il tetto della camera, gli stipiti della finestra sbalzati, le mura scosse come da tremuoto con la vicina contrada e danneggiate in più punti, e cadendo a pioggia benchè senza offesa dei transitanti. i canali e le tavole del tetto nei vicini contorni; onde gli abitanti ne divennero sommamente atterriti. Degli artefici Francesco che trovavasI vicino la porta d'ingresso, alla prima vista della fiamma fuggì traendo seco la porta il fratello di anni 10 ch'evagli al fianco.
  
I due altri, o sia il sudetto Vincenzo e il suo figlio maggiore Paolo, che erano più dentro la camera, doveano certamente rimanere straziati ed estinti nell'atto dell'esplosione; ma perchè invocarono questa Madre delle Grazie, non perirono, riportando mirabilmente delle sole scottature in tutte le parti scoverte, rimanendo le coverte preservate mercè i cittadini che accorsi smorzarono le loro vesti ardenti. Ricondotti i due in Parola in casa semivivi, non solo andarono salvi dalla morte, che in essi temevasi, ma per la fiducia che si proseguì ad avere in Maria, riacquistarono la totale sanità. 
 
Al 9 Settembre 1856 conducendo a Cerchio per Fucino da Trasacco i trasaccani Croce Venditti, Giuseppe e fratello d'Agostino, Camillo CAMPISE, e Giulio Ippolito in una nave legna da servire per cuocere una fornace di calce e cretaglia necessaria alla costruzione di una scarpa da farsi al lato orientale di questa chiesa di nostra Signora, vennero sorpresi da vento sì violento e pertinace, che a poca distanza della riva di Cerchio la nave empita di acqua cacciò fuori le legna e con le legna i cinque barcajuoli. Or questi mentre lottando fra i flutti si trovavano in posizione di sicura perdita, poterono, invocando la Madonna delle Grazie, afferrarsi in una punta della sommersa nave, che appena scorgevasi non perfettamente ricoverta dalle acque, e la quale poi, come tirata, da invisibile ajuto, corse sott'acqua verso la diga, ove col mezzo di funi. loro gettate dagli accorsi al disastro miracolosamente salvandosi. 
 
Al 1. Agosto 1858 trovandosi il fanciullo di quattro anni Clemente Jacobacci in una cantina di D. Antonio d'Amore col suo padre Michelangelo, il di cui suocero Angelantonio Tornassetti tenevala in fitto, gli cadde sopra dalla parte anteriore una botte vuota della capienza di circa sette salme. smossa per urto che egli diede ad essa in atto di trastullare. A tal vista il padre sicuro che il figlio veniva schiacciato, invocò tosto l'ajuto della Madonna delle Grazie., e sollevando immantinente la botte, lo trovò dentro di essa senza lesione, penetratovi per la portella in modo certamente miracoloso al riflesso che in uscirne fuora ci dovè per la strettezza dell'apertura stentare. Venne subito col figliuolo a piedi scalzi a ringraziare Maria del favore ricevuto. Ora narriamo un altro gran portento, fatto da questa Beata Vergine. Esisteva poche canne lontane da questo convento in un largo di proprietà di D. Benedetto d'Amore un profondo, prodotto dallo scavamento dell'arena da servire alla ricostruzione di detto convento, lasciato in un punto inavvedutamente a grotta. 
 
Ai 27 Maggio 1859, alle ore circa 22, cinque ragazzi di due famiglie vicine a detto luogo, cioè Mariantonia di anni 12, Maddalena di dieci, Evangelista Antonio di otto, ed Alfonso di mesi 22, figli di Domenico del fu Gianpaolo Continenza. e Carmine di anni 12, figlio di Angelo di Antonio Tuccieri stando a trastullare in quella grotticella, cadde improvvisamente su di essi il soprastante masso, in modo che rimasero tutti interamente sepolti. 
 
Dal rumore di questo lamento, accompagnato da confuse vocine, e fatto come da presentimento, avvertito della disgrazia il sopradetto Domenico Continenza, che per buona fortuna si trovava in casa presso una finestra che corrisponde al vico che conduce al sopraccennato largo, corre subito al luogo del rumore, e nel vedere la fossa ripianata a fresco lamamento si fa certo che questo era stato la cagione dei rumore e dall'idea delle vocine soffocate in mezzo ad esso accertato che i figli suoi, che raggiravansi in quei contorni, e che non vedeva, erano rimasti sepolti, tornò indietro a prendere una zappa, che appena entrato trovò a caso presso la porta, ed a chiamare sua moglie e chi altro poteva nel momento prestare aiuto, e tornato nel luogo della disgrazia, si adoperò con tutta forza e diligenza a rinvenire i suoi figli. Scavatosi circa un palmo di terreno, rinvenne infatti in primo luogo Maria-Maddalena a faccia per terra ed a poca distanza in maggiore profondità scoprì Evangelista-Antonio, ambi alquanto stupefatti e maltrattati. 
 
Nello scovrire però questi, aggiunse non volendo altro terreno sopra i due altri suoi figli che non sapevano ove si fossero; ma alla fine coll'aiuto di altri che accorsero, specialmente di Angelo Tuccieri e moglie che reclamavano benanche il loro figlio Carmine, che si era visto con i figli di lui, dopo circa un quarto d'ora di ricerca rinvenne nella profondità circa tre palmi Maria-Antonia e sotto di questa Alfonsino, ambi cadaveri senza segno di respiro con volti lividi ed insanguinati. 
 
Collo scovrire intanto questi si soprappose maggior terra sul detto Carmine, la quale, per la grande premura che si aveva dai suoi a rinvenirlo, sì da questi come da coloro che accorsero in ajito, vennegli coi piedi calcata, per ignorarsi il luogo ove giaceva. Alla fine in sito alquanto distante da quello ove erano stati trovati gli altri, nella profondità di circa un palmo fu rinvenuto, a dire degli astanti, morto, perchè senza moto e rispiro, e con volto livido e travisato qual cadavere. 
 
A misura che i detti ultimi, tre ragazzi venivano disseppelliti, i parenti e gli accorsi li riconducevano in questa chiesa della Madonna delle Grazie a presentarli all'inclito miracoloso Simulacro, a chiedere grazia di vederli campare la vita. Posti dunque sotto la protezione di Maria SS. dietro le più calde preghiere dei parenti e degli astanti con meraviglia di tutti, l'uno dopo l'altro, dopo qualche tempo della loro permanenza in Chiesa, fra le preghiere e le grida dei congiunti e degli altri di Grazia Maria SS. Grazia Maria, dettero dei segni di vita tali, che tutti esclamarono, fra le lagrime di tenerezza, essersi già ottenuta la grazia. 
 
Infatti Alfonsino, dopo ricondotto in casa, quantunque rimanesse nel corso della notte convulso e privo di sensi con serio pericolo di vita, nella mattina si vide libero in modo che riportato da' suoi in questa Chiesa, ove fu celebrata la messa cantata in ringraziamento a Maria SS., con istupore di tutti, camminava come nello stato sano. Maria Antonia riportata in casa, qual moribonda, senza moto, tranne qualche convellimento nervoso e contorcimento muscolare, senza sensi e con una respirazione quasi insensibile e senza polsi (pel quale stato a circa le ore due di notte venne da me assoluta sotto condizione) nel mattino fu trovata in uno stato plausibile, e andò mari mano migliorando in guisa che, mentre si celebrava la cennata santa messa a Maria SS., venne considerata fuori di pericolo, riacquistando sensi e moto, rimanendo solo una contusione in corrispondenza dell'articolazione del femore destro, che l'obbligò a stare alcuni altri giorni in letto. Carmine Tuccieri, poi dopo essersi visto respirare dietro le grida di preghiere come sopra e dar segni di vita, ricondotto in casa, man mano da uno stato pericolosissimo di vita, fu visto nel mattino con sorpresa di tutti nello stato quasi sano, tanto che fu nella possibilità di venire nella seconda susseguente mattina ossia nella mattina de 29 suddetto Maggio co' proprii piedi, accompagnato da' suoi, alla chiesa della Madonna SS. per ringraziarLa di tanto ammirevole beneticio.
  
La Vergine SS. delle Grazie non permise che in uno scavo di arena servita per la ricostruzione del suo Convento rimanessero sepolti cinque innocenti fanciulli; e questa grazia miracolosa (così si espresse all'oggetto il medico D. Benedetto d'Amore) è tanto manifesta da non potersi negare da chicchessia, poichè (prescindendo dalle tante favorevoli combinazioni che debbono dirsi di grazia, di essersi cioè trovato pronto al soccorso Domenico Continenza, che non era solito a quell'ora stare in casa, l'aver quasi trovata appuntino la zappa che quasi mai si conservava in casa, e più che mai nel luogo ove la rinvenne, e l'esser accorso istantaneo e sufficiente aiuto a sovvenire i miseri disgraziati per Maria-Antonia, Alfonsino e Carmine il solo miracolo poteva salvarli, stantechè per legge fisiologica non era possibile che potevano sopravvivere all'avvenimento. Così il Lodato Medico curante. Il Padre de' quattro ragazzi à fatto sinora celebrare la messa cantata in onore di questa SS. Vergine nel giorno anniversario della grazia ricevuta.
 
5. Cerchio memore di tanti favori speciali ricevuti dalla Sua amatissima Avvocata e Madre, Maria delle Grazie, e sicuro della di lei futura protezione, pieno di fiducia e divozione offre alla medesima ogni anno degli omaggi di venerazione, fra i quali son da notarsi, oltre alla festa primaria celebrata con gran solennità, come dicemmo, nell'ultima Domenica di Settembre, un'altra festa che preceduta come l'anzidetta, da novena, si fa nella medesima Sua chiesa al 2 di Febbraio in memoria della ricomparsa di questa sacra Immagine a spese e divozione degli eredi del Signor Giovanni Cipriani in forza di una disposizione testamentaria, colla quale volle esso Giovanni dimostrarsi grato alla Vergine per aver avuta la sorte di trovarsi Sindaco di questo Comune nel tempo di detta ricomparsa. Dippiù si fa il Mese Mariano, pel quale offre la cera il Signor Vincenzo Continenza per grazie ricevute. La notizia de' prodigi di nostra Signora, sparsasi per ogni parte, chiamò, specialmente sul principio, dei forestieri a Cerchio a venerarla e a dimandarle protezione e grazie, e furono quasi tutti esauditi. 
 
Così un certo Filippo Rosa di Solmona, che cieco da due anni, essendo povero andava limosando scortato da un suo parente, condottosi ai piedi di questa sacra Immagine, pregò ed ottenne luce. Un uomo di Celano, di noi-ne facilmente Giuseppe Di STEFANO, spedito dal medico dietro la caduta da un'albero, onde gli si strappò il ventre sino ad uscirne fuora le viscere, condotto a questa SS. Vergine in un cataletto con al fianco il Sacerdote assistente qual moribondo, nell'atto di chiedersi la grazia, si ridussero le viscere nel ventre, e il paziente sempre migliorando, in pochi giorni sanò perfettamente. Un'uomo di Lecce de' Marsi cieco, e uno di Gioia storpio, condotti alla nostra celeste Avvocata, tornarono liberi alla patria. 'Ecco poi un fatto di singolare gloria per l'alto simulacro, che possediamo. Un tal gentiluomo di un vicino paese, venuto in Cerchio pei suoi affari nei primi dì dell'entusiasmo di questi abitanti per la felice ricomparsa dei sudetto, gittò parole di derisione, chiamando stolto questo popolo perchè venerava una Testa di creta cotta. 
Ora tornando in patria fui assalito da fiero dolore di capo che si aggravò sino a ridurlo in pochi giorni all'orlo del sepolcro. 
  
La sua divota moglie ricorse per la di lui guarigione alla stessa Beata Vergine che egli aveva oltraggiata, ed ottenne la grazia. Vennero poi ambedue a ringraziarla, lasciando in chiesa le spoglie con altri doni. t anche obbligata a questa nostra Signora Giovanna Melaragni moglie di Agostino Capanna di Arischia, Terra a cinglia e mezzo dall'Aquila, e da Cerchio 29. Costei con visitare questa B. Vergine intorno all'anno 1810 restò libera da grave male dell'occhio sinistro che tenea voltato, poco vedendoci e soffrendovi spesso forti dolori. Venne a visitare questo Santuario stimolato da un suo zio, Laico Agostiniano, di nome Angelo Capanna, che era tornato nel secolo per la soppressione del convento Aquilano di S. Agostino, e che l'animò al divoto viaggio allegandogli esempio della Signora Marchesa Torres aquilana, la quale con visitare questa Madre delle grazie era stata liberata da doglie tali da non poter camminare, e da esservi portata in sedia; e riuscì dalla chiesa coi piedi suoi. Giancolombo Pantano contadino di Colleamele, divenuto per un'artritide come un pezzo di legno da caminare a stenti con le stampelle, onde si ridusse nella miseria e in braccia dei più forti dolori, in una notte del Gennajo del 1851 stando fra sonno e veglia si sentì comandare da una voce interna di ricorrere alla Vergine SS. delle Grazie di Cerchio, se voleva salvarsi da quella malattia. Destatosi propose eseguirlo appena che la strada e i tempi il permettevano. 
  
In fatti vedutosi in breve nell'opportunità, vi si condusse in compagnia di un figlio. Pregato avanti la sacra Immagine, si mise in viaggio per riportarsi in Collearmele, ed appena posto piede fuori l'abitato di Cerchio, avvertì essere divenuto più spedito nel noto, più agile nel corpo, e quasi liberato dai dolori; perocchè non ebbe più bisogno delle stampelle ritenendone una sola per semplice appoggio richiesto dalla sua machina per solo altri otto giorni, a capo de' quali, essendo venuto novamente a questa sacra Immagine, tornò perfettamente sano e libero, sicchè ripigliò ben tosto l'esercizio delle fatiche campestri. Dalla seguente lettera, diretta al sullodato D. Benedetto d'Amore da Farindola, diocesi di Penne, colla data de' 2 Dicembre 1855 dal suo fratello sacerdote D. Francesco, si rileva altra grazia singolare ricevuta da nostra Signora: " Dovete conoscere, così egli, che la figlia di D. Marcellino Nardis, che vi saluta, rattrovandosi nel principio del prossimo passato mese quasi vicino a morire per una febre gastrica verminosa infiammatoria degenerata a Tifo, spedita dai professori, à ricevuto il miracolo dalla nostra Vergine SS. nel seguente modo. 
 
Vedendola io in quel caso così disperato, e mirando l'afflizione de' genitori quasi immersi nella disperazione, perchè trattavasi di perdere l'unica figlia, suggerii loro far ricorso alla nostra Madre SS. delle Grazie, cui fecero voti col porre sopra la piccola inferma moribonda il libretto de' miracoli da voi raccolti e mentre si facevano le più calde preghiere, nel finire le litanie, al dire Mater gratiarum, ora pro ca, si vide del sopimento di morte destare, chiamando la sua madre, alla quale fece tanta premura di alzarsi ed uscire in cucina, che dovette secondarsi. Figuratevi la meraviglia degli astanti, ed il gaudio de' genitori. La ragazza proseguì a migliorare, ed oggi è sanissima. Il detto D. Marcellino e sua moglie an fatto proponimento di portare la detta ragazza in Cerchio per ringraziare la SS. Vergine a lasciarle la spoglia ". 
 
Così la lettera. Vennero infatti a ringraziare a Maria nel Maggio del seguente anno 1856. Aggiungiamo qui altra grazia, ricevuta dalla mia Signora zia materna, pocanzi defunta, D. ArmaMaria Cappelli moglie di D. Giuseppe Lattanzii di S. Lorenzo di Beffi, e riferitami dalla mia Signora Cognata D. Teresina Pietropaoli nè Lattanzii con la seguente lettera de' 12 Febbrajo 1858: " vi scrivo il sogno che ebbi la mattina del giorno delle sante Ceneri del caduto anno 1857, ed è il seguente. Sembravami che una persona di Famiglia, senza poter precisamente conoscere chi ella fosse, trovavasi gravermente sopraffatta da un mal'essere, che minacciavagli pericolo di morte. Su tale istante estremamente atterrita, mi sovvenne in pensiero di ricorrere alla potente protezione della Vergine SS. delle Grazie di Cerchio, ed invocatala per la terza volta (e immagino che anche a viva voce dovetti chiamarla), mi destai dal sonno, trovandomi in tanto timore che appena sapeva credere essere stato un sogno. 
 
La sera poi dello stesso giorno, nelle ore due, questa mia Signora Suocera al fin della cena ebbe un colpo apopletico con continuati vomiti, e temevasi di sua vita. In tale incidente e dopo di avergli apprestati de' rimedi che più stimavansi opportuni, ma il male essendo tuttavia pertinace, mi ricorda, del sogno avuto nella mattina, feci immantinente ricorso alla Madonna delle Grazie prendendo la sua sacra Immagine, che presso di me conservava, la diedi a baciare all'inferma, esortandola ad aver fiducia alla Vergine, e nel contempo con tutti di famiglia furono recitate le Litanie della Madonna. Il male andò sempre più a diminuire, ed ora mercè il divino aiuto ed i diversi rimedii apprestatigli trovasi non poco rimessa in salute ". Così nell'indicata lettera.Pasquale del fu Biagio Cajone di S. Demetrio con ricorrere a questa Beata Vergine, il di cui ritratto aveva presso di se, mandatogli da noi a sua richiesta, fu liberato ai 10 Febbraio 1859 da un'ostinata idropisia; e poi venne col suo parente Sacerdote D. Pietro Aureli a ringraziarla. 
   

 

Pagina precedente Pagina: 2/2
Sei in: - CHIESE E MONUMENTI - Chiesa della Madonna delle Grazie

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright