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Chiesa della Madonna delle Grazie
Testi a cura di Fiorenzo Amiconi  maggiori info autore
Spero che questo lavoro venga letto da molti, non per una mia ambizione letteraria ma affinché per mezzo di esso si possa ritrovare il libretto scritto dal Dottor Cavalier Benedetto D"Amore nel 1855 presso la Tipografia Grossi di Aquila dal seguente titolo: " Raccolta de' portenti e miracoli fatti dalla Madonna delle Grazie la cui Sacra Immagine si venera nella Terra di Cerchio ".
 
Ho scritto questa piccola storia anche per spiegare una volta per sempre che la Madonna delle Grazie e la Madonna del Corbarolo sono in realtà un'unica Madonna, infatti nell'antichità tale simulacro era noto con il nome di Santa Maria della Grazia di Corbarolo. Ringrazio Donna Concetta Sabatini, il maestro V. D'Arpizio di S. Benedetto e l'attuale parroco di Cerchio Don Pietro Raglione che mi hanno permesso di curiosare in documenti in loro possesso.

                                                        Fiorenzo Mario Amiconi

  

  

  

  

 
 

 
  

 
 

 


  Prima di descrivere la storia della Madonna delle Grazie, Immagine tanta cara e sacra ai Cerchiesi, bisogna, sia pure succintamente, dire che, il paese di Cerchio, nell'antichità, non era formato da un unico agglomerato urbano ma bensì da molti casali e villaggi fra i quali, quello di Villa Mayna o Villa Magna. 
Da qui inizia la nostra storia: in questo villaggio vi erano le chiese di S. Feliciano e Santa Margherita notate, dalla Bolla di Papa Pasquale Il del 25 febbraio 1115 e, si dice, sulle rovine di Villa Mayna e addirittura con le stesse pietre delle citate chiese, l'Universitas Circuli (cioè il paese di Cerchio), edificò nel 1530 (così ci dice don Andrea Di Pietro di Aielli nel suo libro " Agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi " Avezzano 1869) la chiesa attuale della Madonna delle Grazie cui eresse anche la Confraternita di S. Maria Corbarolo. Il Di Pietro non ci dice dove ha attinto l'anno preciso circa la costruzione della chiesa della nostra Madonna. 
 
L'unico documento, sin'a d'ora, che ci parla della vetustità dell'esistenza di tale chiesa è quello datato Adi 27 ottobre 1589 scoperto da me nella sacrestia della parrocchia di Cerchio. L'università di Cerchio, infatti, nel 1608 fece domanda, ai Superiori dell'Ordine per poter costruire il Convento, tale istanza fu accettata, sempre nello stesso anno, cori pubblico strumento del notaio Giovanferrante Ríco di Aielli, e tale obbligo, si rinnovò nel 1613. 
Si iniziò a costruire un anno dopo nel 1614 e dopo tre anni, nel 1617, fu decretato dal Definitorio l'abbandono di tale luogo per mancanza di vitto, tale decreto fu approvato dalla Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari. 
  
Due anni dopo, nel 1619, finalmente il convento si rimpopolò dopo che la comunità ebbe provveduto a munire di rendite sufficienti tale luogo. 
Qui giova riportare una pagina inedita del libro dei conti della chiesa della Madonna delle Grazie (ritrovato da me) proprio di quegli anni: 
A dì 8 di 8bre (1) venero li frati di S.to Ag... Per fare lume a detti frati dei candeli di sevo ... Dato ad Ant.o di Jo: Rante et Scipione di Paterno mola dieci che portare' detti frati da Roma per sua mercede ci spese fatto a detti docati quattro et uno car. pnte Dó berardi. eh' cosi ne venea detto dal Dom.co pietroiusto per una tra che cosi havea fatto il partito --- g 4.10 Dato a Notar Jo: fera.te Rico per la copia d l'esto de la Coventione tra la tra et detti Frati quali copia si valsero portare detti frati car tre pnte il dottor Gio: Ant.0 Massaro
  
Poi ancora si legge

Adi 14 d Aprile 1615
Noi Gio: mar. d'Amor et Gio: d Ciofano procuratori deIla fabrica deI coneto d S.ta Maria d Corbarolo havermo rit.to per la dta fabrica de Simone d Cip.no prori dIla md.a d piedi pote some sette d grano son. p la rata come nel ord.ne d Mons. R.mo d Marsi, et suo Vico. 
 
La chiesa di S. Maria della Grazia di Corbarolo con annesso il convento dei frati Agostiniani scalzi era costruito un poco sotto il paese (infatti le abitazioni di Cerchio erano edificate una parte nel luogo detto " ncastej " e una parte verso la chiesa S. Lucia e il " Pozzacchio ") ecco come Donato Gallarano, regio impiegato, descrive la chiesa e il monastero. (Estratto dall'appresso della contea di Celano e Baronia di Pescina incominciato da Donato Gallarano nel 1718 e compiuto nel 1723 per decreto del Sacro Regio Consiglio). . .  
Poco sotto la terra di Cierchio nel luogo detto Corbarolo vi è una chiesa e Monastero de' P.P. Scalzi di S. Agostino, sotto il titolo di S. Maria delle grazie; tiene porta di pietra forte all'antica con finestrone quadro sopra con affacciata di fabrica liscia. 
  
La detta chiesa è ad una nave coverta la mia a botte con lunetta, e mattonata nel suolo, ascendendo due grade si trova balaustrata di legno con presbiterio. In testa vi è altare Maggiore con due porte a destra, ed a sinistra, quale sentra dentro la sacrestia dove ci sono cassa banchi et apparati di tutti li colori ci sono li calici è vaschetta e incensiero d'Argento, e sopra della sacrestia vi è il coro ad uso monastico con occhi tondi, con gelosie, che sono all'affacciata dell'altare maggiore. Tornando alla chiesa in testa vi è il ritrovato altare maggiore con quadro a faccia di muro, di S. Maria delle Grazie con pannetto avanti, e baldacchino sopra, vi è custodia di legno indorata dove vi si conserva il Venerabile, con frasche candelieri ed altro. 
Tornando alla nave in cornu evangeli vi è una cappella di stucco bianco, e suoi cornicioni con finimento tutto di intaglio di mezzo rilievo con il padre eterno nel mezzo del finimento con angioloni a fianco, et al fianco delle colonne vi sono due statue di stucco al naturale con altare colorito con frasche, candelieri, e altro, e vi sono due confessionari dentro mura di noce. 
 
Nel 1776 il convento degli Agostiniani Scalzi fu soppresso e undici anni dopo il 9 aprile 1785 si donarono a Cerchio i beni dei soppresso convento, infatti così si legge nelle Vertenze Cerchio-Collarmele parere Gennaro Manna Aquila
Dispaccio dei 9 Aprile 1785 col quale si donavano a Cerchio i beni del soppresso Conventino degli Agostiniani. 
Preside e Udienza dell'Aquila
Proposta al Re la Rappresentanza di cotesta Udienza, in cui ha dato conto del denaro esistente presso dei precettore Provinciale pervenuto dalla vendita degli effetti, e dalle annuali rendite del suppresso Conventino degli Agostiniani di Cerchio, e di quanto quell'Università ha supplicato la Maestà Sua, per l'impiego in vantaggio di quella Popolazione, che al Seminario della Diocesi de' Marsi si aggreghi l'abolito Convento col giardino adiacante, col peso però di dovere mantenere quivi gratis un alunno povero della terra di Cerchio a nomina e scelta della Maestà Sua. Che dal Tesoriere Provinciale si liberino all'Università di Cerchio le rendite tutte sistenti presso il medesimo ritratte da fondi del soppresso Convento da impiegarsi per l'ultimazione della Chiesa Parrocchiale col mezzo di due Deputati laici i più probi, e benestanti da eleggersi in pubblico parlamento, e di un Deputato Ecclesiastico con obblico a costoro di dover dar conto della loro amministrazione, e con legge che la fabbrica proseguir si debba coll'intelligenza dell'ordinario, il quale col solito suo zelo debba vigilare, che il tutto si esegua con puntualità, ed esattezza. 
Che dalle rendite annuali del Convento debbansi dare al Parroco ducati Cento annui per congrua, con togliersi, ed abolirsi tutte le decime e tutti i dritti funerarj: e che seguendo la vacanza di tale Parrocchia, l'utile possessore di quella Terra Conte Cesarini si' astenga dal nominarvi il successore, ma credendo egli appartenergli dritto di padronato, ricorra dalla Maestà Sua per risolversi se a lui, che nulla contribuisce per lo mantenimento di quella Parrocchia, ne spetti la nomina, o alla Maestà Sua che ora la dota. 
E che infine si corrispondano dalle stesse rendite annui ducati venti ad un Econorno Curato da scegliersì dal Vescovo, ed annui ducati trentasei ad un Maestro di Scuola per solo leggere, scrivere, abaco e Catechismo, e che il resto delle rendite si dia all'Università attenta la povertà difei per potere supplire a' pesi fiscali, ed a debiti, dei quali è gravata e ciò in compenso delle fabbriche anticamente dalla medesima donate ai dismessi P.P. Agostiniani Scalzi, e delle largizioni di tempo in tempo fatte da quei naturali a pro dei Frati medesimi. Partecipo a Vostra Signora Illustrissima e all'Udienza di Real Ordine questa Sovrana benefica determinazione, affinchè dia ordini per l'eseguimento, ne prenda conto, e lo dia alla Maestà Sua.
Napoli, 9 Aprile 1785 
  
L'allora Vescovo dei Marsi voleva fare del soppresso convento una residenza estiva per i seminaristi, ma vedendo le condizioni di tale edificio, abbandonò tale idea e lasciò in completo abbandono, il Convento. A tutto il 1798, invece, si celebrarono le messe nella chiesa della nostra Madonna dai R.P. Carmelitani di Celano, infatti da un documento del 19 Novembre 1798 (da me ritrovato) risulta che questi non volevano più celebrarvi le messe perché era troppo poco il compenso (un carlino la messa) e volevano che tale compenso fosse aumentato, ma ciò era troppo oneroso per il nostro comune, il quale dovette rivolgersi ad altri sacerdoti che evidentemente non dovette trovare.
 
Infatti nel giorno della riapparizione della Sacra Immagine avvenuta il 2 Febbraio 1803 da come risulta dal libro di Padre Domenico di Sant'Eusanio: 
Le città rifugio dell'Abruzzo Aquilano ' edito ad Aquila nel 1861, si legge che sia il prete che la gente sapeva che tale chiesa era chiusa da cinque anni. All'inizio dell'Ottocento si fa risalire, secondo la leggenda la storia dell'Immagine sacra più cara a Cerchio: la Madonna delle Grazie. Ma da come abbiamo visto tale Immagine è dì grati lunga anteriore a tale data e ce lo conferma anche una lettera, mancante della prima parte, e quindi, mancante anche della data, trovata nella sacrestia parrocchiale da me, che così si legge '. . _ e vi sono due statue una di bassi tempi che sebbene posta in oblio, e dispersa dopo l'espulsione di frati avvenuta fin dal 1778, e dietro le ruine della casa medesima religiosa, e della formazione della nuova statua fatta fare da padri del convento da più di un secolo prima del 1803, quando nel giorno due febbraio di detto anno la statua medesima si vide comparire sopra dell'altare come attualmente esiste collocata d'entro dell'urna.
 
Si narra che l'allora Vescovo dei Marsi, Monsignor Bolognesi, avesse ordinato ad uno scrittore dell'Urbe una statua per la cattedrale di Santa Maria delle Grazie in Pescina (sede vescovile dal 1480 al 1915); essendo, però, questa statua non di suo gradimento ordinò che fosse gettata nel vicino fiume Giovenco (fiume che si immette dopo 5 chilometri nel Fucino). Dopo un certo lasso di tempo i pescatori del luogo videro galleggiare una statua sulle acque del lago, questi, vedendo una così bella immagine, se la contesero così vivacemente, per cui, stabilirono che la statua fosse presa di diritto dagli uomini del paese più vicino ove trovavasi tale immagine e, siccome il paese più vicino a questa era Cerchio, fu assegnata a Cerchio. 
 
Così la leggenda. 
Ecco, come, invece, descrive Padre Domenico di Sant'Eusanio nel suo citato libro, il ritrovamento di tale Immagine da pag. 84 a pag. 103. In Cerchio, terra della diocesi de' Marsi, a 23 miglia e mezzo dall'Aquila, esiste da rinotissimo tempo una chiesa, sotto il titolo di Madonna delle Grazie, stata per qualche tempo degli Agostiniani Scalzi, e concessa legalmente a noi Francescani Osservanti, che ne prendemmo regolarmente possesso nel 1858 ai 2 di Luglio, giorno sacro alla Visitazione della Beata Vergine, la di cui festa si chiama comunemente la festa della Madonna delle Grazie, e che stiamo riedificando esso convento colle generose largizioni e copiose limosine dei divoti Cerchiesi, che ci àn chiamati con impegno alla custodia e restaurazione di questo loro Santuario. In questa chiesa, che ne' tempi antichi à sempre portato il nome di S. Maria Corbarolo, come situata sul colle chiamato Corbarolo, i Cerchiesi anno sempre venerata con gran divozione una statua della beata Vergine pel di cui maggior culto costruirono nel 1614 il suddetto convento per l'Istituto Agostiniano, provedendolo di sufficienti rendite. 
 
Ora volgendo al suo termine il passato secolo decimottavo, credendo il P. Priore locale cosa buona surrogare all'antica statua altra più elegante, invitò da Roma all'opera esperto scultore e quantunque i cittadini si opponessero a tale sostituzione, pure la novità ebbe luogo, mal col seguente ammirabile avvenimento. Quando la nuova statua si costruiva, e ciò facevasi a porte chiuse dalla chiesa e monistero, per evitare qualche sedizione del popolo, benché la stagione fosse di primavera cioè intorno al principio di Aprile, pure cadde tanta neve per circa venti giorni, che non si potè dagli abitanti uscir di casa. Terminato pertanto la nuova statua, e postasi in venerazione ov'era l'antica nell'Altare maggiore, questa fu messa in dimenticanza in un sito della sacrestia li popolo se ne acquietò, supponendo che il temporale straordinario si fosse disposto dal Cielo per secondare la novità in parola. In tanto soppresso il convento nel 1774, e rimasta dopo qualche tempo la chiesa abbandonata e interdetta, per essere caduti dai travi dal tetto ed avvenuti altri guasti, la divozione verso il detto nuovo Simulacro venne spenta nel cuore de' Fedeli. 
  
Ma la Madre di Dio non voleva che la sua antica Immagine rimanesse così derelitta. Quindi ai 2 di Febbraio dei 1803, fra i medesimi fenomeni di stagione che accompagnarono la suddetta sostituzione la fece ricomparire nel prímiero Sito sito in modo miracoloso. Imperocchè stando alcuni Civici del Comune a custodire il cadavere di un'incognito creduto mendico e sempre rimasto incognito nonostante le più diligenti ufficiali ricerche, rinvenuto nella porteria di esso convento al I. Febbraio 1803, nel mattino dei 2, giorno sacro alla Purificazione di Maria sempre Vergine, essendo succeduta bonaccia di tempo a più giorni nevosi freddi e impraticabili, si schierarono essi per meglio godere del sole lungo la porta della chiesa suddetta, dopo avervi tolto la molta neve che vi era, ed appena poggiate alcuni di essi le spalle a detta porta la videro, come da altra forza, aprirsi. 
 
Sorpresi i Civici a tal l'atto, sì perché sapevano che la porta trovavasi chiusa a chiave, e sì perché l'aprimento di essa la conobbero effetto di altra causa, mossi da curiosità, vennero ad esaminar l'interno della chiesa; e andando l'occhio sull'Altare maggiore, vi videro con istupore la sudetta antica Statua (che è a mezzo busto con volto maestoso e pietosissimo, è con mani spase ed aperte, in segno di dispensar grazie) sotto un piccolo baldacchino, il quale attualmente si conserva nella chiesa parrocchiale. 
 
Fatto tosto consapevole dei mirabile avvenimento il Pubblico e l'Arciprete D. Angelo d'Amore, quest'ultimo non dimostrò di prestar credenza alla comparsa miracolosa della sacra Immagine, quantunque avesse verificato che la chiave di detta chiesa era rimasta da cinque anni addietro presso di un contadino di tutta buona fede, il quale gli giurò che la chiesa era rimasta sempre chiusa per essi cinque anni; e se non trovava l'opposizione dei popolo, avrebbe sottratto quel mezzo busto dall'occhio del pubblico, il quale avendo verificata per mezzo di persone anziane e veritiere, che quel sacro mezzo busto apparteneva alla Statua antica, ridotta nel rimanente quasi in pezzi, e per la quale gli antenati, in contraccambio di una sempre sperimentata protezione, avevano nutrito affetto e venerazione; ed essendo rimasto convinto che era stata miracolosa la ricomparsa della Mariana Immagine fra le grida di contento e lagrime di tenerezza, fin da quel tempo la salutò col nome di Madonna delle Grazie; e per venerarla come conveniva, ed esercitare in sua chiesa gli officii di pietà, non mancò rendere del tutto informato il Vescovo de' Marsi, allora Monsignor Bolognesi, e pregarlo dei debiti permessi. 
  
Il Prelato però al pari dell'Arciprete non accolse le brarne del popolo, e solo promise, che essendo prossima la sua andata in Celano per farvi il quaresimale, in questa occasione sarebbe, passando, salito a Cerchio per informarsi meglio della cosa e disporre l'occorrente. Infatti, dopo pochi giorni, partendo per Celano salì, dietro novelle istanze, a Cerchio; ma non ostante che passasse avanti la chiesa ove stava la statua in parola, e il popolo, ivi adunato avessegli fatti ripetutì inviti ad entrarvi, tirò avanti per la casa dell'Arciprete tutti aspettavano che unitamente al Parroco, ripassando, vi entrasse; ma con sommo rammarico degli astanti, così permettendo Iddio a maggior gloria della sua diletta Madre, fu nuovamente sordo agl'inviti dì questo popolo, il quale non fu da lui ascoltato neppure allorchè gli ripetè gl'invìti, quando, passatasi dal Prelato la detta chiesa, si spezzò una delle forti stanche della portantìna entro cui salea egli viaggiare; giacché, accomodata la portantina, proseguì il viaggio per Celano, dove, appena, incominciato A quaresimale, fu assalito da una malattia che in breve lo tolse dai vivi in quella stessa città ai 16 di Marzo dell'anno 1803. Intanto i Cerchiesì niente raffreddandosi nell'amore e fiducia verso la sacra Immagine, anzi sempre più crescendo nel sacro fervore, pregarono vivamente la Beata Vergine a dar segni della sua potenza; e Maria ali esaudì, ìmperocchè condotta dinanzi alla sua Immagine Domenica Carusoni della stessa Cerchio, storpia da sette anni di modo che per molto tempo non poté uscir di casa, potendo a stento cambiar posto con l'aiuto di altre persone e delle stampelle, dopo fervorose preghiere si vide prodigiosamente sanata, tornando in casa da se senz'alcuno appoggio, e lasciate la stampelle in chiesa in segno della grazia ricevuta. 
 
 


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