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L'atto di fondazione della Chiesa di San Bartolomeo
In gran parte del territorio nazionale, in particolare quello dell'Italia centrale, le popolazioni hanno trovato nelle plebs (pievi) dopo la caduta dell'Impero Romano e maggiormente in età medioevale, un punto di riferimento fondamentale della cristianità sia in campo religioso, ma anche in quello economico. In questa parte, verso oriente, della diocesi dei Marsi, è documentata, in età medievale, la presenza di tre grandi pievi: quella di Pescina (consistente in circa 20 luoghi sacri); quella di S. Giovanni di Pentima (consistente in circa 13 luoghi sacri) e quella di Santa Cristina (consistente in circa 17 luoghi sacri). Cerchio era inglobato nella giurisdizione economica e pastorale di quest'ultima.
 
Le Pievi, ove si trovavano la fonte battesimale e le chiese cimiteriali in cui i fedeli dei dintorni dovevano essere sepolti, dipendevano direttamente dal Vescovo. Lo scopo della loro fondazione, fu originariamente quello di far gravitare le attività ed il sentimento religioso, delle popolazioni variamente sparse nella campagna, intorno ad un luogo di culto unitario dove i fedeli dovevano recarsi per ricevere il battesimo e tutti gli altri munera spiritualia, necessari alla salute ed alla salvezza dell'anima. 
 
Il clero era dunque in vario modo, chiamato ad organizzare e guidare i fedeli in tutte le attività religiose all'uopo necessarie. Il loro mantenimento economico derivava invece dalle decime ossia dalle tasse in danaro od in natura che i preposti prelevavano dal lavoro dei laici od a vario titolo ottenevano, sotto forma di "consuetum caritativum , dalle chiese " sibi subiecte"
  
In questa parte del territorio marsicano gli antichi centri religiosi cori cantoni rurali od unità abitative, tutti inglobati giuridicamente ed economicamente, per quanto di competenza ecclesiale, intorno alla pieve di S. Cristina, cominciarono nel tardo sec. X e primo XI, a cristallizzarsi uscendo da Una struttura vaga e disgregata, caratterizzata da curtes, loci, terrae, castra, villae dislocate quasi ovunque intorno alle terre agricole dei lago di Fucino e maggiormente sui Piani Palentini ed i pianori dell'attuale Parco Nazionale d'Abruzzo, quale normale forma di insediamento sparso. Non tutti erano castelli o castra veri e propri, per la maggior parte si trattava di ville caratterizzate da un cantone rurale lungo un pendio, quindi economicamente protese verso la pianura o i pianori agricoli sottostanti e limitrofi. 
Uno dei motivi che decretarono l'affievolimento della giurisdizione e dei potere ecclesiastico delle Pievi sulle popolazioni, tanto da determinarne la loro crisi istituzionale a partire dal sec. XI, fu dettato dall'evoluzione dell'urbanesimo medievale caratterizzata dal fenomeno dell'incastellamento. 
  
Le plebs cum oraculis, corrispondenti - come detto - ad un abitato disperso dovettero dunque gradualmente sostenere prima la concorrenza sfavorevole delle chiese private dei signori, poi di quelle parrocchiali dei centri urbani ed infine delle collegiate castrali che acquistarono la maggior parte dei diritti loro un tempo riservati, come quello cimiteriale, delle messe pubbliche e degli stessi proventi derivanti dalle decime, lasciando alla chiesa madre, spesso, soltanto la prerogativa della fonte battesimale. Di conseguenze la pieve conservò l'essenzialità dei suoi attributi, soprattutto sul piano pastorale, ma con l'affermarsi delle funzioni che l'organizzazione ecclesiale destinava sempre più alla chiesa parrocchiale, anche questa funzione si affievolì residuandola a mero elemento amministrativo-ecclesiale di valore censuario. 
  
Soprattutto allorquando alla chiesa parrocchiale fu definitivamente devoluta la funzione della cura animarum. Le popolazioni si dedicarono allora maggiormente alle attività artigiane intorno alle loro parrocchie partecipando all'abbellimento della chiesa stessa, come patrimonio religioso comune, mediante atti di pietà, nonché rilasciando veri e propri legati da parte delle famiglie urbane notabili che andavano dal semplice dono, per la fondazione di cappelle fino alla costruzione vera e propria di una cappella laterale, più o meno devotamente caratterizzata e decorata da affreschi riproducenti la divinità votiva. Cori l'avvento al pontificato Bonifacio VIII assunse iniziative atte alla conservazione del patrimonio storico della chiesa alla catalogazione e raccolta degli archivi documentali, ed alla riorganizzazione ecclesiastica dal punto di vista della cristianizzazione dello spazio rurale. 
 
Per quel che ci riguarda il suo intervento in questa parte di territorio in tal senso, avvenne proprio con la bolla del 1300 concedente le indulgenze ai fedeli per la frequentazione della chiesa di S. Bartolomeo in Cerchio e rimettendole per il futuro alla determinazione della giurisdizione diocesana. 
La bolla si inserisce quindi nell'ambito di questo progetto riformatore e getta le fondamenta della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo di Cerchio in risposta proprio all'esigenza di cristianizzazione dello spazio rurale circostante che, in questa parte di territorio, mostrava alcune limitazioni per l'eccessiva moltiplicazione dei luoghi religiosi mediante la costruzione nelle campagne di numerosi piccoli monumenti o edicole cui legare provvisioni di natura economica per il sostentamento dei clero e degli arredi sacri, con il grave pericolo di un eccessivo degrado delle strutture già decadenti e dello scadimento spirituale del clero stesso.
  
I luoghi del Sacro intorno alle pievi marse proliferavano smisuratamente: croci, dove strade e cammini si incontravano, o anche ai confini fra paesi limitrofi dei tabernacoli o piccoli monumenti di pietra, spesso elevati su antichi ruderi o lastre della romanità nei cui pressi era stata aggiunta la statuetta o l'immagine di un Santo o della Beata Vergine; piccoli oratori o cappelle minori, orinati da una piccola nave rettangolare, a volte preceduta da un piccolo portico con un'unica arcata su due pilastri o elevate su una pianta a croce latina con un minuscolo transetto ed un piccolo campanile Spesso questi edifici isolati nelle campagne conservavano un'immagine sacra votiva dell'evento legato a fenomeni di credenza popolare e più raramente miracolosi, di apparizioni o visioni.
 
Nelle campagne di cerchio si incontravano anche immemori santuari rurali, probabilmente sorti sulle rovine delle antichità romane, generalmente di dimensioni più vaste e che perpetuavano il ricordo del luogo di culto, ma che al tempo di Bonifacio VIII accusavano evidenti segni di decadenza strutturale ed in alcuni casi fors'anche lo scadimento dei loro preposti. Le chiese di questo tipo pertinenti al territorio economico di cerchio, ma alle dipendenze giurisdizionali della pieve di Santa Cristina, erano numerose e sono state tutte esattamente individuate da Fiorenzo Amiconi, le cui ricerche hanno senz'altro il pregio della obiettività, cosa al quanto rara fra i ricercatori di storie locali . 
La funzione scarsamente spirituale, o perché in fase di decadimento o perché effettivamente tale, di questo tipo di edifici numerosamente dislocati intorno al territorio della comunità di cerchio, deve aver indotto Bonifacio VIII alla emanazione della Bolla di fondazione della parrocchiale di S. Bartolomeo in Cerchio in concomitanza con quell'evento straordinario dell'anno centesimo appena inaugurato. 
 
E' il caso di notare che la parola "giubileo" in quest'ultima pergamena, ma anche in quella di cerchio, non é mai menzionata. Non a caso dunque egli concentra la sua attenzione a questa parte di territorio cerchiese, caratterizzata anche da una forte presenza benedettina più o meno sofferente delle ingerenze esercitate da Carlo D'Angiò a loro discapito per favorire il monachesimo cistercense che gli era fedele, e che proprio in tal senso Bonifacio l'aveva già considerata nella sua precedente bolla del 1295. 
Certo è che, dal punto di vista dell'urbanesimo medievale, in questo periodo la comunità di cerchio doveva per consistenza emergere d'importanza su tutti quei piccoli casali, ville e nuclei abitativi edificati intorno ai luoghi sacri pertinenti la pieve di Santa Cristina. 
 
Viene, tuttavia, da chiedersi se questi piccoli edifici rappresentassero per la Chiesa la necessità di cristianizzare il più possibile lo spazio residuale e la sopravvivenza di tradizioni cultuali pagane, come potrebbe far pensare il fatto che molti di essi furono costruiti in prossimità di corsi d'acqua di assidua e naturale frequentazione, ovvero nei pressi di luoghi tradizionali dell'antichità per la presenza di residui monumentali od, invece, al contrario, il pieno vigore della religiosità medievale come mossa dal popolo senza strumentazioni di sorta, per cui gli abitanti della campagna, in forza della "fede", si sentivano obbligati anche all'impegno della partecipazione al naturale sostentamento del clero assiepatosi in quel luogo affinché provvedesse al sollievo delle proprie angosce religiose? La risposta é, forse, nell'una e nell'altra esigenza. Fatto sta che il medioevo ha inglobato in sé ogni spazio possibile dell'antichità classica.
  
La bolla indulgentiarum 1300 di Cerchio si inserisce e trova, dunque, causa in due ben definite circostanze: il progetto di riforma e cristianizzazione dei cantoni rurali in concomitanza cori il fenomeno dell'incastellamento urbano, e l'indizione del primo anno Santo da parte dello stesso pontefice Bonifacio VIII. Pare che in questa immediata esigenza di riordino ecclesiastico, particolarmente avvertita nel sec. XIII, forse, mal iniziata da S. Celestirio V e proseguita con Maggiore energia e, cognizione di causa da Bonifacio Vili, le popolazioni dell'Italia centrale, in particolare quelle della Marsica, consolidavano il processo urbanistico dell'incastellamento, nel senso della concentrazione, dell'accentramento urbano intorno all'insediamento primitivo principale tramite l'ampliamento della primitiva cinta muraria urbana o l'incremento degli abitanti cori nuovi insediamenti.
 
Una forte spinta verso il fenomeno dell'incastellamento era già venuta dall'invasione normanna con la realizzazione di molte e punti di altura per l'avvistamento ed il controllo dell'economia agraria. Non bisogna, però, fraintendere questo fenomeno d'urbanesimo con la realizzazione di veri e propri incastellamenti o nuove fortificazioni militari. Nel caso cerchiese occorre subito sbarazzarsi di questa seconda eventualità, per quanto questa concezione sia facilmente speculata cori ambivalenti posizionamenti che spesso attengono più al campanilismo che all'obiettività storica. 
La bolla indulgentiarum 1300 attesta, difatti, che cori l'istituzione della parrocchia intorno alla chiesa nominata a San Bartolomeo, iniziò per Cerchio quei lento processo di accorpamento insediativo, graduale alla sua cerchia urbana intorno alla parrocchia delle minimali sacralità limitrofe e relativi habitat secolari, sparsi in cantoni rurali di pertinenza. Processo di incastellamento involontariamente già avvertito da Andrea Di Pietro, ma documentalmente registrate dall'Amiconi. 
 
A differenza di quella del 1295 emessa a beneficio dei frequentatori della chiesa di S. Pietro in Filirnini da Bonifacio VIII, in cui si dà espressamente indulgentia a quei fedeli che l'avessero visitata (visitatio, igitur) in "vere penitentibus ed confessis" in occasione delle festività del Natale, nel periodo della Quaresima, della domenica delle Palme, della Pasqua di Resurrezione, e nelle quattro festività della Beata Vergine, nonché in quella di S. Pietro citi la chiesa stessa è intitolata, nella bolla di fondazione della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo in Cerchio, Bonifacio VIII parla espressamente di indulgenza "premia consequntur terrestris quidem ecclesis celestis mansionis edificium representet" dunque concede indulgenze a premi spirituali a chi presterà opere e lavoro e si recherà nella chiesa di San Bartolomeo in Cerchio nelle feste di Natale, Circoncisione, Epifania, Pasqua di Resurrezione, Ascenzione e Pentecoste, nonché nelle festività della Natività, Annunciazione, Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria e dei Beati Apostoli Pietro, Paolo e San Bartolomeo cui è intitolata la chiesa stessa. 
   
Le indulgenze vengono ulteriormente concesse ai frequentatori del tempio nelle festività di alcuni Santi molto popolari nel pantheon della pieve di S. Cristina cui la comunità di Cerchio era inserita (San Nicola, S. Martino, Sant'Agostino, Santo Stefano, San Biagio, San Lorenzo, San Vincenzo, San Michele Arcangelo, San Giovarini Battista, di Santa Caterina, Sant'Agnese, Santa Maria Maddalena, Santa Lucia Vergine, Sant'Arina e Sant'Elisabetta ed in tutte le domeniche della Quaresima) ed a quanti nelle vigilie della domenica ed delle festività della Beata Maria Vergine, dei beati Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, degli Apostoli Pietro, Paolo e Bartolomeo vigileranno il tempio pregando per le anime dei defunti. In particolare a coloro che si fossero adoperati in opere e lavori facoltativi per il bene del corpo e la salute dell'anima nella predisposizione delle luminaria ornamenta seti. La bolla rendeva quindi merito al gratuito lavoro in forma di legato facoltativo in favore della chiesa (ecclesie legaverit facultatem) concedendo le indulgenze e nella Misericordia di Dio. Da qui ad accusarlo di Simonia, però, ne corre. Fu un grande Papa, perciò destinato, dall'avversato potere sovrano, alla damnatio memoriae.
 
  
 
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