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Vita di Bonifacio VIII fine dottrinato e dotto giurista
Bonifacio VIII, nacque in Anagni nel 1235, e morì a Roma ,nel 1303. 
Fu Papa dal 24 dicembre 1294 all'11 ottobre 1303. Di nobile famiglia romana (discendeva da una delle più facoltose famiglie di Anagni e, per parte della madre dalla nobile casa Patrasso di Alatri, imparentata con il Pontefice Alessandro IV, 1254-1261), entrò ben presto nella Curia pontificia dove la sua vera e propria carriera ecclesiastica cominciò con il cardinalato e con il suo intervento politico nella prime vicende della guerra del Vespro all'avvento al pontificato il 24 dicembre 1294, Bonifacio veniva dunque a trovarsi di fronte ad una complessa situazione. 
 
In primo luogo v'era da affrontare la contestazione aperta e dichiarata di una parte dei francescani, dei Celestini separatisi dall'Ordine e l'opposizione degli Spirituali, a capo dei quali si erano posti, per controversie non solo religiose ma anche patrimoniali i Cardiriali Giacorno e Pietro Colonna che gli avevano negato l'obbedienza, negando addirittura la validità della sua elezione nel 1297. 
 
Se non si può sostenere che tutta l'azione politica di questo pontefice sia stata ispirata sempre a canoni religiosi, e altrettanto errato il ritenere che Bonifacio VIII fosse un uomo mosso puramente e semplicemente da interessi politici. In questo senso resta decisiva la proclamazione del primo Giubileo da lui voluta nell'anno 1300 cori la Bolla "Antiquorum Habet digna fide realtio" con cui concesse un'indulgenza plenaria a quanti fossero giunti a Roma ed avessero compiuto una serie di doveri religiosi, né semplici ne leggeri, accogliendo un'aspirazione escatologica, assai viva nella coscienza popolare, all'inizio del nuovo secolo. 
 
Al centro dell'attività politica e religiosa di Bonifacio VIII dobbiamo tuttavia porre soprattutto i rapporti politici con la Francia che costituirono il banco di prova per molti nodi essenziali della storia europea tra la fine del sec. XIII e l'inizio del sec. XIV li Papa, in vero, si preoccupava eli difendere con tutte le sue forze, alcuni dei risultati più importanti rnaturati nei secoli immediatamente precedenti e che con l'operato di Celestino V stavano sfumando come l'autonomia del mondo ecclesiastico nell'ambito delle Nazioni, la cosiddetta libertas Ecclesiae attraverso privilegi disposti in favore del clero, come l'esenzione dalla milizia, dalle tasse, dai tribunali civili e non ultimo il potere del Papa su tutti i potentati della terra con conclusione, anche in questo caso, di un secolare processo dottrinale.
  
Per tornare alla nostra storia abruzzese é straordinario il fatto della coincidenza di simili forti concetti anche nella bolla indulgentiae di S. Pietro in Flimini del 1295 ove Bonifacio VIII pone già l'evidenza della primarietà assoluta della giustizia religiosa "stabilimus ante tribunal Christi..." Segno della prosecuzione di un progetto che sin dall'inizio egli ha perseguito cori capillarità e senza alcuna indecisione nella sua azione diplomatica, anche nelle piccole territorialità. 
 
Intorno a questi problemi dì egemonia politica temporale Bonifacio VIII incontrò anche l'ostinata resistenza di Filippo il Bello, caparbio sostenitore del potere sovrano del Re e dello Stato. Non è casuale che attorno allo scontro fra questi avversari in terra, insieme con gli atti politici, si formò una polemica di eccezionale importanza proprio per l'esigenza di chiarire i rapporti fra potere laico e potere religioso o, come si disse più tardi, fra Stato e Chiesa. Alla base del conflitto era la volontà di Filippo il Bello di assoggettare anche i chierici al pagamento delle imposte necessarie per le operazioni militari contro l'Inghilterra. 
 
Alle pretese degli ecclesiastici il Sovrano reagì cori una serie di misure che provocarono appunto l'intervento di  Bonifacio con la Bolla "Clericis Laicos del 25 febbraio 1296. Tanto per dare idea dell'efficacia dell'azione diplomatica di questo Pontefice, basti ricordare che oltre alle fitte negoziazioni con le quali egli cercò di arginare l'ostinata volontà del Re accordò, tra l'altro, a costui anche la canonizzazione di suo nonno Luigi IX, ed ancora in questa direzione conciliante l'armistizio che Bonifacio VIII cercò di meditare tra la Francia e l'Inghilterra nel 1298. 

Filippo il Bello, però, cori una mossa ardita convocò allora gli Stati generali, in Parigi, ottenendo in pratica l'appoggio più completo per la tassazione dei clero, anche da parte del clero stesso. Ma ne derivò pure l'opposizione decisa di Bernardo Saisset, Vescovo di pamieres che Bonifacio stimava e proteggeva e di cui il Re chiese la destituzione nel 1301. Contro le affermazioni e le decisioni di Filippo, Bonifacio rispose con la Bolla del 1301, prima di decidersi ad una solenne proclamazione teorica, la cui portata, di solito indicata come politica, piuttosto che religiosa ed ispirata da una visione integrale della società cristiana.
 
Bonifacio VIII, fu uno strenuo sostenitore delle prerogative acclesiali,ci si riferisce alla bolla "unam Sanctam" emanata il 18 novembre 1302 nella quale viene per la prima volta espressa in un documento pontificio la dottrina della chiesa come corpo mistico di Cristo di cui Cristo stesso è il capo e di cui è vicario in terra il Pontefice. Questi, quindi, nel pensiero di Bonifacio VIII ha nell'ambito della società cristiana l'una e l'altra spada. in tal modo Bonifacio affermava solennemente il primato del Pontefice su tutta la potestà della terra e ribadiva quindi, il suo diritto di intervento su quanto accadeva in Francia. 
La reazione di Filippo il Bello non tardò a giungere. Dopo aver abilmente accolto ed architettato prove dell'eresia e della simonia di Bonifacio VIII, sul tipo dei documenti cerchiesi, inviò un fido consigliere ed esperto giurista, Guglielmo di Nogaret, con una delegazione a premere sul Papa per la convocazione di un Concilio generale, che giudicasse sul suo operato. 
 
Giunta nel Lazio la delegazione venne ingrossata e rafforzata, ma sviata dalla sua originaria funzione per l'intervento delle forze Colonnesi, agli ordini di Sciarra Colonna da anni in lotta aperta con il Papa. Essa raggiunse il Pontefice in Anagni e, occupato il palazzo pontificio, irriguardosamente lo catturò e lo umiliò al punto che si diffuse la leggenda di uno schiaffo dato al Pontefice (lo schiaffo di Anagni). Il Papa ne fu umanamente e psicologicamente travolto, tanto che si spense poco dopo a Roma dove si era rifugiato, ma è storicamente rilevante il fatto che ben pochi, fra i suoi contemporanei abbiano sottolineato la sacrilega gravità dell'umiliazione da lui subita.
 
La personalità di Bonifacio VIII fu dunque aspra e tormentata, ma dotata di indomabile coraggio ed energia, di grande preparazione giuridica e di un indiscusso senso della missione e della dignità propria. Fu naturalmente anche uomo dì parte: ai tenaci rancori verso i nemici, si accompagnò un desiderio di promuovere la grandezza della propria famiglia con donazioni e manifestazioni di pompa inconsuete, al discredito ed all'odio che spesso lo circondavano non furono estranei una ben orchestrata campagna propagandistica, e le accuse di corruzione e di eresia, lanciate contro di lui dai legisti francesi da jacopone da Todi, e da Dante che - ingiustamente - lo pose nell'inferno tra i simoniaci.
 
Bonifacio VIII era un dotto giurista di larghe vedute e di indomita volontà. Canonico della cattedrale di Todi e poi Cardinale. Aveva dato prova della sua abilità in difficili missioni diplomatiche. Fu perciò eletto al terzo scrutinio e con largo suffragio, il 24 dicembre 1294, nel conclave tenutosi nel castello nuovo di Napoli. Nonostante le difficoltà del momento e le accese avversità fra i Cardinali di nobile prosapia romana. Assertore deciso della supremazia universale del papato, scomunicò Federico D'Aragona e sostenne dure lotte contro Filippo IV detto il Bello. Il Pontificato di Bonifacio VIII trascorse pieno dì amarezze, spesso tradito e molto discusso, il Caetani passò, fra l'altro, per un grande nepotista (elesse infatti, tra i suoi parenti, ben quattro cardinali in una sola occasione).
  
Bonifacio, riportò la sede papale in Roma e si adoperò subito ed energicamente per stroncare gli abusi nello Stato pontificio, senza riguardo per alcuno, suscitando pertanto vivaci opposizioni tra la nobiltà e gli stessi Cardinali che lo avevano eletto. Due Cardìnali ribelli, appartenenti alla famiglia Colonna, furono scomunicati e deposti. Sempre in aspra lotta con i Colonna, distrusse Palestrina, loro roccaforte, obbligandoli così a rifugiarsi in Francia presso il sovrano angioino. Il famoso episodio dello schiaffo che Sciarra Colonna gli avrebbe dato in quell'occasione non è provato storicamente. Sicuramente, nell'uno o l'altro caso si trattò, comunque, di schiaffo morale.
 
 
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