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Origini e storia di una banda "strapaesana"
Testo di Adelmo Polla  maggiori info autore
 
Per tracciare un quadro il più veritiero possibile sulla banda di Cerchio occorrerebbero notizie e documenti di prima mano che, purtroppo, non ci è dato di conoscere, a parte l'atto della costituzione, giunto fino a noi nella sua integrità. Intanto è accertato che la banda ebbe due "versioni": la prima nacque ufficialmente nel 1878, anche se cominciò a funzionare soltanto alcuni anni dopo; la seconda, poi, venne rifondata nel 1921 e fu affidata alla direzione del maestro Silvino Tracanna che aveva già'militato, come maestro e capo-banda, nella banda di Pescina. Della prima banda, naturalmente, si sa ben poco. Molti anni fa (credo fosse il 1970 - 71) ne ebbi notizia da un racconto che me ne fece Daniele Maccallini che, in quanto elemento giovanissimo della banda "prima versione" della quale faceva parte anche il padre Giovanni, suonatore di quartino (da qui il soprannome rimastogli), mi raccontò che nel 1913 il complesso bandistico cerchiese ebbe come maestro e direttore artistico un certo Berardino Sebastiani, venuto dalle Puglie, che conosceva già l'Abruzzo per essere stato solista nella banda di Gagliano Aterno. Ma il Sebastiani dovette durare solo qualche mese se, nell'anno successivo, troviamo un tale Eginio Ferretti di Alanno (PE) direttore artistico della banda di Cerchio fino al terremoto del 1915 che distrusse ogni cosa e si portò via i suoi migliori elementi e dal quale si salvò fortunosamente lo stesso Daniele unitamente al padre che gli aveva trasmesso la passione per la musica.
 
La tradizione musicale nella Marsica ebbe il suo periodo di maggior splendore alla fine dell' 800, quando la notorietà della banda di Pescina, fondata addirittura nel 1801 e assurta ad alti livelli di perfezione, aveva molti estimatori (oggi diremmo tifosi) non solo a Cerchio, ma anche negli altri paesi della Marsica. 
 
Daniele mi raccontò che, allo stesso modo in cui oggi gli sportivi si esaltano per un calciatore famoso, allora, i buoni intenditori di musica, ed erano tanti, si esaltavano per i virtuosismi di Calabrese, che suonava il flicorno tenore nella banda di Pescina, chiamata "la leonessa". Né si possono dimenticare i successi ottenuti da questo famoso ed affiatato complesso nelle numerose tournèes all'estero; basti pensare che il concerto musicale marsicano coronò il suo successo a Roma nel 1892 in occasione dei festeggiamenti organizzati per i 25 anni di matrimonio fra Umberto I e la regina Margherita. E che dire di Turchi, pescinese purosangue e validissimo solista, che si esaltò a Berlino davanti all'imperatore Guglielmo di Germania? 
 
Fra i complessi abruzzesi più rappresentativi, se si escludono gli altri, quelli più modesti come il nostro, ma pur sempre facenti parte del bellissimo mosaico del panorama musicale marsicano, troviamo, oltre a quello di Pescina, il complesso di Tagliacozzo, nato nel 1806, quello di Avezzano (1889) ed altri ancora tra i quali la banda di Magliano dei Marsi, fondata nel 1860, che ebbe il suo periodo di notorietà quando entrò in polemica con la banda di Pianella, per via della sua divisa color rosso-chiaro, che poi tanto chiaro non era se appariva assai simile a quella dei cosiddetti "diavoli rossi" di Pianella, dal colore rossovivo e che, in contrapposizione, venne detta, a titolo spregiativo, "la banda dei gamberi cotti".
 
È da supporre che i successi della banda di Pescina abbiano contagiato non poco i cerchiesi che il 26 maggio del 1978, con delibera del Consiglio comunale, sotto la presidenza del sindaco Antonio Pecilli, costituirono il complesso bandistico "Città di Cerchio".
 
Ma che i cerchiesi già godessero fama di buoni intenditori di musica lo comprova un antico documento del 1608, tuttora conservato nell'archivio comunale che qui trascrivo: "Addì ultimo di luglio 1608, per a festa della Madonna Piediponte in Cerchio, dato alli sunaturi di Cocullo carlini venticinque—; in altri documenti: "per gli anni 1717 - 1722 pagati alli musici di Pescina che hanno suonato alla festa della Madonna carlini ventisei; nel 1744 pagati alli sunaturi di Avezzano per la festa della Madonna carlini...». Non sappiamo quanti fossero e quali strumenti suonassero questi "sunaturi"; con ogni probabilità si sarà trattato di "paranzelle" molto in voga nei secoli XVII e XVIII, cioè quei complessini formati da non più di 10 - 12 elementi che prediligevano gli strumenti a corda invece che quelli a fiato o a percussione.
 
 
Nell'atto costitutivo del 1878 si dice che «essendosi formata in questo Comune una banda Musicale Municipale composta di giovani per lo più di famiglie adagiate, di buona e lodevole condotta, proponesi di chiedere la Superiore autorizzazione onde la medesima possa indossare la divisa del seguente colore: Berretto nero, Giuba nera, Calzoni beige. Il tutto bordato bleu secondo i figurini che si presentano...». Per fortuna quel "bleu" stemperava un poco il nero assoluto della giacca e del copricapo che, a prima vista, doveva apparire alquanto lugubre.
 
Si stabiliva anche che al maestro venisse assegnata «una camera, una cucina, e una cameretta che guarda il mezzogiorno» al primo piano dell'ex convento degli Agostiniani, l'attuale Municipio. Per le prove di concerto venivano, invece, usati i locali al pianterreno. E' significativo il passo della delibera dove si mette in chiaro che la nascita del complesso bandistico "Città di Cerchio" è da considerarsi «non solo di ornamento, ma ancora d'istruzione al paese»; questo non è da poco in un periodo in cui l'analfabetismo raggiungeva punte del 90% tra la popolazione.
 
 
Quanto fosse gravoso e impegnativo il compito degli Amministratori, lo troviamo confermato nelle procedure e nelle lungaggini burocratiche che dovettero essere affrontate prima che il Regolamento venisse approvato dalle autorità prefettizie. Occorsero ancora tre lunghi anni per procedere alla nomina del primo Direttore che all'atto ufficiale risultò essere il Signor Cimini Sotero: suo vice venne nominato un altro Cimini, di nome Angelo, forse un suo prossimo parente. Curioso è il rapporto di due ad uno tra il Maestro e il musicante per i proventi derivati dai concerti bandistici di giro, oltre allo stipendio annuo di Lire 720 da ripartirsi in rate mensili.
 
 
In ogni modo, malgrado l'impegno e le buone intenzioni degli Amministratori dell'epoca, la banda, nata sotto cattiva stella, ebbe vita breve, forse per questioni di bilancio o per altri motivi che ignoriamo. E ci volle tutta la buona volontà del maestro Vincenzo D'Amore (senior) a rimettere in piedi, nel 1912,
un nuovo complesso di cui facevano parte una trentina di elementi, tutti cerchiesi; non per nulla la banda venne chiamata "strapaesana".
 
Per tramandarne la memoria, mi corre l'obbligo di elencarli tutti nella esatta disposizione che ne venne data allo scrivente da Daniele Maccallini prima della sua morte. Oltre al citato Maestro, Vincenzo D'Amore, che ne assunse la direzione artistica e a Giuseppe Carusoni che ne fii Direttore amministrativo, i componenti la banda flirono: Maccallini Daniele, Meogrossi Raffaele, Di Gravio Camillo, Vernarelli Alessandro, Ciofani Loreto, Continenza Domenico, Di Gravio Luigi, Continenza Gaetano, Di Concetto Guido, Sperandio Remo, Ciofani Orante, Cipriani Antonio, Galassi Vittorio, Ciofani Americo, Ciofani Vincenzo, D'Amore Domenico, Di Gravio Ettore, Sperandio Antonio, Colangelo Armando, Braganza Guido, Ciofani Angelo, D'Amore Pasquale, Di Gravio Mario, Di Concetto Ercole, Di Gravio Antonio, Maccallini Giovanni, D'Amore Erminio, Ciofani Oreste, Chichiarelli Erminio, Tucceri Pasquale, Continenza Alfonso, Maccallini Francesco, Continenza Giovanni e Bianchi Nicola. 
 
Numerosi sono gli aneddoti che si raccontano sulla banda di Cerchio, che nella impossibilità di competere in bravura con altri più prestigiosi complessi, pur tuttavia passò alla storia per la sua carica umoristica e la provata attitudine allo scherzo e alle facezie. Di pessimo gusto fu la beffa "rifilata" alla banda di Pratola Peligna, in occasione di una competizione a due in quel di Castelvecchio Subequo. Pratola, si sa, era un complesso di tutto rispetto non fosse altro che per avere avuto nel passato un prestigioso maestro come quel Lorenzo Pupillo che diventò uno dei più prestigiosi direttori di banda dell'intero Abruzzo. Nessuna possibilità, quindi, per la banda di Cerchio, di accaparrarsi il primo premio in palio. Allora qualcuno escogitò un rimedio facile facile: lo sfregamento di peperoncino rosso (i diavoletti) sul bocchino di alcuni strumenti solisti... Lascio immaginare al lettore il parapiglia che ne seguì. Agli ideatori della beffa - e tra tutti si distinse quell'Ercole Di Concetto detto affettuosamente "Zucchìtte" - non rimase che darsela a gambe per non prenderle di santa ragione...
 
 
Di solito, sui contratti stipulati con i membri dei comitati delle feste, veniva scritto il numero dei componenti il complesso bandistico, in cui era ben precisato il margine di tolleranza di non più di tre elementi, ovviamente in difetto. Per lucrare contratti più vantaggiosi, si aumentava il numero dei musicanti con le "papere mute", che altro non erano se non giovani "bandisti" dotati di uno strumento, spesso di spalla, ma digiuni assolutamente di musica. Ma questo espediente, vecchio quanto il mondo, di solito veniva adottato da quasi tutte le altre bande di giro.
 
 
Ma come era composta la banda di Cerchio? A parte alcuni validi solisti, suonatori di prima fila detti "professori", il resto del corpo musicale era formato in prevalenza da artigiani. Calzolai (erano i più), falegnami, barbieri, sarti e fabbri e altri figli del popolo, animati da grande passione per la musica, si ritrovavano da metà aprile a fine settembre, a condurre un'altra vita, non meno dura di quella che conducevano nei mesi invernali e che era alla base della loro esistenza. Una doppia vita, quindi, la loro; una vita di girovaghi, perennemente in viaggio a bordo di camion scassati e traballanti, spesso appiedati da continui guasti e forature; oggi a Lecce dei Marsi, domani a Gagliano Aterno e poi a Morino e così via, sempre in movimento e nel cuore le trepidazioni o l'angoscia per la famiglia. Negli anni che vanno dal 1921 al 1925, il complesso bandistico "Città di Cerchio" ebbe discreta fortuna ma, negli anni che verranno, ridottosi a 20 - 25 elementi divenne una specie di fanfara, buona per qualche processione di seconda categoria e per gli immancabili funerali.
 
 
Io ricordo l'ultima uscita in occasione della morte di Pasquale Sacchetti che fii amministratore della banda "prima versione": avevo forse sette anni, ma le note lente e cadenzate di quel funerale non le ho mai dimenticate.
 
 
Ad ogni buon conto, a Cerchio non è mai venuta meno la passione per la musica. Basta ricordare la scuola aperta da Domenico D'Amore in via Prato aperto, dove si forgiarono i bandisti del dopoguerra, tra i quali, cito a caso, Angelo D'Amore, figlio del maestro, Angelo Di Domenico, Tonino Coletta, Domenico Pietroiusti e altri ancora. E qui appresero i primi rudimenti della musica anche alcune giovani donne, tra le quali si ricordano Olga Tobia, Angelina Di Domenico (Lariuccia), Maria Di Genova e altre ancora.
 
 
Vincenzo D'Amore e Angelo D'Amore, nipote del primo, furono indubbiamente gli elementi di spicco della tradizione musicale cerchiese. Angelo D'Amore, in particolare, detto affettuosamente "Angiolio" dagli amici, alla musica, quella vera, diede più che cinquant'anni della sua vita. Una esperienza entusiasmante fin dall'età di 12 anni, quando alla guida del padre Domenico, fece le sue prime esperienze nelle bande dei dintorni. Destinato a raggiungere quella fama che lo consacrerà come uno dei più grandi suonatori di flicornino soprano (la prima tromba, per intenderci), visse le stagioni della sua vita musicale in vari e prestigiosi complessi bandistici d'Abruzzo e delle Puglie; a Spoltore col maestro Scassa, a Conversano col maestro Piantone, e poi a Carovigno, Casalanguida, Corato e così via fino a chiudere la sua carriera a Pescara nella banda denominata "Regione Abruzzo".
 
 
Già durante il servizio militare, alla fine degli anni '30, aveva fatto parte della banda Presidiarla di Trieste sotto la direzione del maestro Fantini. E per chi non lo sapesse, Domenico Fantini è quel prestigioso Maestro che, dopo aver diretto la banda di Chieti, approdò alla direzione della celeberrima banda dell'Arma dei Carabinieri dove, nell'arco di 25 anni, raccolse successi a non finire in ogni parte del mondo.
 
 
Del Fantini che fu anche compositore, rimane un pezzo di rara bravura: quella marcia intitolata "Fiamma", che tuttora è il cavallo di battaglia della banda dell'Arma dei Carabinieri. Alla fine del secondo conflitto mondiale Fantini offrì ad Angelo D'Amore un posto di flicornino soprano nella ricostituenda banda dell'Arma dei Carabinieri, senz'altro un doveroso riconoscimento dei meriti acquisiti durante il periodo trascorso nella Presidiaria di Trieste, ma il D'Amore rifiutò! Aveva altri interessi in Abruzzo, non ultimo quelli di cuore... e svanì quella che poteva definirsi la più grande occasione della sua vita. Ma non per questo si può dire che la fortuna non arridesse al D'Amore, anzi!
 
 
I traguardi raggiunti nelle bande d'Abruzzo e di Puglia lo ripagarono ampiamente, ponendolo nel novero dei più prestigiosi solisti del dopoguerra. Apro qui la parentesi per una amara e doverosa riflessione: non sarebbe poi male se noi cerchiesi ricordassimo di tanto in tanto quei concittadini che si sono fatti onore nelle lettere, nelle arti e nella musica, procurando lustro e notorietà al paese che diede loro i natali!
 
 
Purtroppo la banda di Cerchio finì come finirono tutte le bande d'Abruzzo! Oberata dai debiti dichiarò fallimento; di conseguenza venne l'ordine di confisca per gli strumenti e per le divise. Ma gli agenti del fisco non riuscirono a sequestrare un bel niente: quasi tutti si sottrassero alla confisca per un motivo 0 per un altro.
 
 
Dopo qualche anno ai superstiti della banda di Cerchio si presentò l'occasione di esibirsi in quel di Gagliano Aterno: niente di importante, ma solo una presenza a livello di fanfara. Alla meglio si rabberciarono una ventina di elementi e con gli strumenti tenuti nascosti e ricomparsi per l'occasione, sopra un vecchio automezzo, salirono per i tornanti di Forca Caruso, diretti nel piccolo paese subequano. Ma la legge non dimentica!
 
 
Al piani di S. Nicola sbucarono le guardie giudiziarie del tribunale di Avezzano e intimarono l'alt. Nel marasma che ne seguì i bandisti cerchiesi si diedero alla fuga lungo i pendii della montagna portandosi dietro l'amato strumento. Tutti la fecero franca, ma il povero Zucchìtte, già avanti negli anni, non riuscì a salvare l'ingombrante trombone che cadde ingloriosamente nelle mani dei giustizieri del fisco.
 
 
 
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