Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - Nel quattordicesimo secolo

Nel quattordicesimo secolo

Secolo XIV, come i precedenti riguardanti l'umilissima storia del nostro centro, è avaro di notizie. Le uniche in nostro possesso sono quelle tratte da 5 importanti documenti: la "Bulla Indulgentiarum emessa da 16 vescovi riuniti in Roma, nel 1300, ai tempi di papa Bonifacio VIII, in occasione del Primo Giubileo, i "Sussidi caritativi" della Diocesi dei Marsi 25 , le notizie tratte dalle "Rationes Decimarum Itaiae/Aprutium-Molisíum/ Le decime dei secoli XIII e XIV" di Pietro Sella; l'atto notarile stilato ai 2 Aprile 1353 da Notar Giovanni Giuliani di Pescina ed, infine, la "previsione della Cappellania di S. Maria delle Grazie", redatta nel 1397.
  
Tutti e cinque i citati documenti fanno parte di episodi legati esclusivamente ad eventi religiosi. Il primo che si riporta in italiano tradotto, per la prima volta in modo integrale, dal noto ricercatore Mario Di Domunico è molto importante in quanto ci tramanda il nome della chiesa di San Bartolomeo (è la prima volta che si cita) alla quale è indirizzato e il modo di vivere quell'importante evento quale senz'altro fu il Primo Anno Santo:
 "Alla chiesa universale di Cristo per intercessione divina la presente lettera, dinanzi a noi Basilio arcivescovo Filimitano Tommaso etiense Monaldo di civitacastellana Giacomo Castellanese Stefano Opitense, Nicola di Capi, Nicolo Cortibulense, Giacomo Calcedomini Simone Brugnatense, Angelo Nepenzino di Valva, Giovanni imolense Angelo di Sessa, Federico Valvense Giovanni di Imola Angelo Di Sessa Mauro di Amelia Nicola di Vittorino Enrico Redestense nella Grazia del Signore nella Grazia del Signore. Sempiterno il Vescovo salutano a Divine lodi obbediscono le basiliche erette in titolo dei Santi, come in esse trovano dimora le orazioni in suffragio dei Beati imploranti la pace quanti rimangono fedeli in Cristo conseguiranno il gaudio dell'eternità e per di più, chi in terra si adopera nelle celesti mansioni di riutilizzare piccoli edifici, per ivi mostrare obbedienza ed il suo operato possa preparavi l'ingresso. 
  
A chi cori ardore si recherà alla chiesa di San Bartolomeo di Cerchio nella Diocesi dei Marsi e, cori i dovuti onori, frequentemente vi si recherà al Tempo dei lavori, gestirei in perpetuo ringraziamenti e lì intorno lamenteranno dei Signore, tanto frequentemente conservando lo spirito di sacrificio quanto avranno in loro i doni dei tesori spirituali della chiesa e nello stesso luogo ritroveranno sempre la Gerusalemme celeste in futuro.
  
Chiunque, in vera penitenza e resa confessione nel giorno della domenica e sempre nella stessa chiesa, in occasione delle singole sottoscritte festività del Natale della Circoncisione dell'Epifania, della Pasqua Resurrezione, dell'Ascensione del Signore e pentecoste, del Natale, dell'annunciazione della Purificazione ed Assunzione in gloria della Beata Maria dei Beati Pietro, Paolo, Bartolomeo e degli altri Apostoli, nonchè nel giorno della Commemorazione di Ogni santi di San Nicola, di san Martino di Sant'Agostino e de confessori Santo Stefano di san Biagio di San lorenzo di San Vincenzo, di San Martirio, di san Michele Arcangelo, dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, delle Sante Caterina Agnese, Maddalena e Lucia Vergine, di Sant'Anna ed Elisabetta e nelle ottave delle stesse festività, ogni giorno della domenica, di tutti gli anni, ed ogni giorno durante tutta la Quaresima devotamente pregando vi accederà ed a chi nelle vigilie della Beata Maria e dei Beati Giovanni Battista ed Evangelista e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e Bartolomeo col in qualunque giorno del sabato, nella predetta chiesa, veglierà cori riverenza, ovvero ci chi nella stessa. chiesa vi si recherà devotamente cantando solennemente il Salve regina ed ci chi, nel giorno della domenica, reciterà piamente le orazioni per l'anima dei fedeli che riposano in Cristo, siccome egli è fonte di misericordia e pietà siano misericordiosamente riconosciute le indulgenze per la vita eterna.
  
E chi provvederà alla riparazione dell'edificio all'illuminazione, agli ornamenti o ad altri servizi e manutenzioni necessari alla stessa chiesa, ovvero servirà da ausiliario nella sua cura materiale, ovvero ancora in estremo con qualunque aiuto legherà le sue disponibilità alla predetta chiesa confidando nella misericordia ed Onnipotenza di Dio, e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, della Santa Vergine Maria e di tutti i Santi e singolarmente alla nostra autorità, congiuntamente rilasciamo misericordiosamente quaranta giorni di indulgenza ai penitenti, purché vi si aggiunga il consenso del Vescovo. A testimonianza di ciò, facemmo apporre a questo privilegio il nostro sigillo. Dato in Roma nell'anno del Signore 1300, anno sesto del pontificato di papa Bonifacio VIII"27

Documento preziosissimo dove si nota lo stesso spirito che animavano le antiche confraternite note per unirsi in associazioni in cui tutti potevano pregare per i vivi e per i morti e per esercitare opere filantropiche per la propria salvezza come per esempio l'erezione e manutenzione di chiese, curare gli infermi, mettersi a disposizione del proprio simile sofferente e comunicarsi, frequentare con il dovuto amore le chiese, cantare il Salve Regina, pregare con anima pia in suffragio dei fedeli che riposano in Cristo. Insomma portare nuova luce a coloro che avevano smarrito la dritta via". Un'altra cosa importante da sottolineare in questo prezioso documento è che nel retro della pergamena vi sono tutte e sedici le firme autografe dei sedici vescovi attori dell'atto e, vi è anche annotato, in cifre arabe, il numero sedici: vi dovevano essere, quindi, nell'archivio parrocchiale di Cerchio, altri 15 documenti pergamenacei anteriori al 1300? Il citato pontefice, accogliendo i voti e le pressioni dei popolo cristiano, che era in attesa di una indulgenza speciale per l'inzio del secolo, istituì il Giubileo con la nota bolla "Antiquoruin habet fida relatio". Con esso voleva soprattutto commemorare il centenario della nascita di Cristo. 
  
La bolla fu deposta solennemente sull'altare delle basiliche di S. Pietro e di S. Paolo il 22 Febbraio 1300, festa della cattedra di san Pietro. il papa concedeva l'indulgenza plenaria del "centesimo anno" dal 24 dicembre 1299 al 24 dicembre 1300, e instaurava il Giubileo anche per tutti gli anni secolari futuri: " Bonifacio vescovo, servo dei servi di Dio, per assicurazione dei presenti e memoria dei Futuri Esiste attendibile asserzione degli antichi che ai visitatori della venerabile basilica del principe degli apostoli nell'Urbe furono concesse grandi remissioni ed indulgenze dei peccati. Noi dunque i quali, giusta il dovere dell'ufficio nostro, cerchiamo e curiamo ben volentieri la salvezza dei singoli, ritenendo giustificate e lodevoli simili remissioni ed indulgenze, sia in generale, sia singolarmente con apostolica autorità confermiamo ed approviamo, e ancora le riformiamo e dotiamo della tutela del presente scritto. 
  
Tuttavia affinchè gli onori resi ai beatissimi apostoli Pietro e Paolo siano maggiori in tanto, quanto le basiliche loro nell'urbe vengano più devotamente frequentate dai fedeli; e affinché i fedeli stessi da questa frequenza più si sentano ristorati con la elargizione di spirituali doni: noi, secondo la misericordia di Dio onnipotente, confidando nei meriti e nell'autorità dei medesimi Suoi apostoli, col consiglio dei nostri fratelli e con la pienezza dell'autorità apostolica, a tutti coloro, i quali nel presente anno milletrecento, a partire dalla ultima scorsa festa del Natale del Signore nostro Gesù Cristo e in qualunque furono anno centesimo, accedano con riverenza alle basiliche stesse e siano sinceramente pentiti e confessati oppure si pentiranno e confesseranno in questo o in qualsiasi futuro anno centesimo, concediamo non solo pieno e più ampio, ma il più pieno perdono di tutti i loro peccati; stabilendo che coloro i quali vogliamo essere partecipi di questa indulgenza da noi concessa, se saranno romani, accedano alle basiliche medesime per un minimo di trenta giorni consecutivi o non consecutivi e almeno una volta al giorno; se pellegrini o forestieri per quindici giorni in simile maniera.
 
Ciascuno tuttavia acquisterà maggior merito e conseguirà più efficacemente l'indulgenza quanto più ti lungo e devotamente visiterà le dette basiliche. Dunque non sia lecito a nessuno affatto degli uomini trasgredire questa dichiarazione della nostra conferma approvazione, riforma concessione ed istituzione, ovvero con temeraria audacia contravvenire; se poi taluno presumerà attentarsi a ciò, sappia incorrere nell'ira. di Dio onnipotente e dei suoi santi apostoli Pietro e Paolo. Dato in Roma in S. Pietro, il 22 febbraio dell'anno sesto del nostro pontificato "28 ".
 
NOTE
 

!!pqgebreak!!

 

Sicuramente, l'allora classe dirigente cerchiese, capì bene l'importanza sia religiosa che civile dell'istituzione del 1 Anno Santo facendo propria la bolla emanata da papa Bonifacio VIII cogliendo al volo l'importante occasione che il Giubileo offriva e si impegnò a che, anche l'umilissimo paese di Cerchio, potesse avere una chiesa dove tutti, nessuno escluso, potesse lucrare i propri peccati con le indulgenze. Da sottolineare ancora in questa "Bulla" la benevolenza della curia papale che per la seconda volta volle privilegiare un tempio del nostro paese infatti, come abbiamo visto, già nel 1295 aveva inviato alla chiesa di S. Pietro in Flimini un'altra "Bulla Indulgentiarum": è. un caso oppure vi erano forti legami, non sappiamo di che natura, cori la comunità cerchiese?
 
Mi sembra opportuno per far comprendere la forte personalità di papa Caetani ed il suo sogno teocratico, ormai purtroppo irrealizzabile dato il serratissimo confronto fra la Chiesa romana e la monarchia francese rappresentata da Filippo IV il Bello monarca emergente nel panorama politico europeo, riportare la famosissima Bolla "Unam Sanctam" emanata in Roma il 18 Novembre 1302:
"Noi siamo spinti a credere e a confessare la Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica, poiché a ciò ci induce la nostra fede e noi crediamo questo fermamente e con semplicità lo confessiamo e fuori di essa non c'è salvezza e remissione dei nostri peccati, come lo sposo proclama nel Cantico: Unica è la mia colomba: unica per sua madre, scelta per la sua genitrice"; essa configura Liti corpo mistico, il cui capo è Cristo, e il capo di Cristo è Dio. 
  
In essa vi è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 
Al tempo del diluvio, infatti una sola fu l'arca di Noè, immagine dell'unica Chiesa; essa, costruita da un solo braccio, ebbe un solo nocchiero e un solo comandante cioè Noè; e noi leggiamo che fuori di essa fu distrutta ogni cosa che si trovava sulla Terra Noi veneriamo questa Chiesa e questa sola, come dice il Signore attraverso il profeta: Libera o Signore, l'anima mia dalla lancia e la mia unica dal furore del cane". Egli pregava per l'anima, cioè per se stesso, per il capo e il corpo al tempo stesso; egli cioè intendeva questo corpo come la sua sola ed unica Chiesa, a causa dell'unità di promessa, di fede, di sacramenti e di carità della Chiesa. Questa è quella veste del Signore senza cuciture, che non fu tagliata, ma data in sorte. 
  
Perciò questa unica Chiesa ha un solo corpo e un solo capo, non due, come se fosse un mostro cioè Cristo e il suo vicario Pietro, e il successore di Pietro; perché il Signore disse a Pietro Pasci le mie pecore". Egli disse 'Te mie", parlando in generale, e non in particolare Il queste" o quelle così risulta chiaramente che egli giele affidò tutte. Se dunque i Greci od altri dicono di non essere stati affidati a Pietro e ai suoi successori, essi confessano di conseguenza di non essere del gregge di Cristo, poiché il Signore dice in. Giovanni che vi è un solo ovile ed un solo pastore. Noi siamo informati dalle parole dei Vangelo che in questa chiesa e non nel suo potere ci sono due spade, cioè una spirituale ed una temporale. Infatti quando gli Apostoli dissero: "Ecco due spade cioè nella Chiesa, dato che erano gli Apostoli ci parlare, il Signore noti rispose che erano troppe, ma che erano sufficienti. 
  
E chi dice che la spada temporale non appartiene a Pietro, ha interpretato male le parole del Signore, quando dice: "Rimetti la tua spada. nel fodero". Quindi ambedue appartengono alla Chiesa la spada spirituale e quella temporale; questa deve essere usata in favore della Chiesa, quella direttamente dalla Chiesa; quella dal sacerdote, questa dalla mano del re o dei cavalieri, ma secondo la volontà e la condiscendenza del sacerdote. 
E' necessario che una spada dipenda dall'altra e che l'autorità temporale sia soggetta al potere spirituale. Infatti dal momento che l'Apostolo dice: 
"Ogni potere viene da Dio; e quelli che esistono sono stati ordinati da Dio", essi non sarebbero ordinati se una spada non fosse sottoposta all'altra e, come inferiore, non fosse guidala dall'altra secondo fini superiori . 
  
Perchè secondo il Beato Dionigi è legge divina che le cose inferiori siano ricondotte, attraverso le intermedie, alle superiori. Dunque secondo l'ordine dell'universo le cose noti sono ricondotte al loro ordine alla pari e senza intermediari, ma le cose infime attraverso le intermedie e le inferiori attraverso le superiori. Ma è necessario che noi affermiamo esplicitamente che il potere spirituale è tanto superiore ad ogni potere terreno in nobiltà e dignità, quanto le cose spirituali sono superiori a quelle temporali. Questo noi lo vediamo chiaramente con i nostri occhi dal versamento delle decime, dalla benedizione, dalla santificazione, dal riconoscimento di tale potere e dall'amministrazione di queste medesime cose.
   
Infatti, secondo le testímonianze della verità il potere spirituale ha il compito di istituire il potere terreno, e, se non si mostrasse buono, di giudicarlo. Così si avvera la profezia di Geremia sulla Chiesa e sul suo potere: "Ecco io oggi ti ho posto sopra le nazioni e sopra i regni" con quello che segue, perciò se il potere terreno sbaglia, sarà giudicato da quello spirituale; se un potere spirituale inferiore sbaglia, sarà giudicato da quello superiore; ma se sbaglia il supremo potere spirituale, esso potrà essere giudicato solo da Dio e non dagli uomini, secondo la testimonianza dell'apostolo l'uomo spirituale giudica tutte le cose; ma egli non è giudicato da nessuno". 
  
Questa autorità poi, anche se è stata data agli uomini ed è esercitata dagli uomini non è umana ma piuttosto divina, essendo stata data per bocca divina ci Pietro e fondata per lui e per i suoi successori sullo stesso Pietro, che il Signore- proclamò essere la roccia, quando allo stesso Pietro: "Qualunque cosa tu legherai Perciò chiunque si oppone a questo potere istituito da Dio, si oppone ai comandi di Dio, come i Manichei ' che ci sono due principi, cosa che noi giudichiamo falsa ed eretica, poiché, come dice Mosè non "nei principi" ma. "nel principio" Dio creò il cielo e la terra, Noi quindi dichiariamo affermiamo definiamo e proclamiamo che è assolutamete necessario per la salvezza, che ogni creatura umana sia sottomessa al Pontefice di Roma. Dato in Laterano il 18 novembre nell'ottavo anno del nostro pontificato ".
 
Bonifacio VIII non sembra poi così nero come lo si vuol dipingere.
A noi piace parlare di papa Caetani come tenace assertore dei propri ideali filo-cattolici e, naturalmente, come figlio dei suo tempo Non piace il giudizio totalmente negativo espresso dal sommo vate Dante Alighieri verso Bonifacio VIII così come non piace il giudizio poco lusinghiero acriticamente accettato dai più, come non piace la "damnatio memoriae" verso l'operato del Nostro ancora oggi tutt'altro che spento. Non piace l'accusa volutamente cattiva circa la carcerazione di San Celestino V: non è forse più assurda l'esistenza, nello stesso periodo, di due papi regolarmente eletti? Piace il giudizio di Raoul Manselli nel suo "Il Pastor Angelicus":  una speranza, una delusione ed il loro significato storico" 32, dove tra l'altro afferma: "( ... )
  
In realtà, Bonifazio era un grande Pontefice, che avvertiva che qualcosa fermentava fra i fedeli e cercò di soddisfarlo trasferendo il concetto della Chiesa spirituale in un'altra posizione teologica, quella appunto del Corpo mistico di Cristo. Ne veniva una conseguenza molto importante che voleva dare a questa speranza cristiana un nuovo polo di orientamento., non, bisognava cercare, negli uomini la ecclesia spiritualis, in quanlo riunione di degni servitori di Cristo, ma bisognava trovarla in qualche cosa di più alto, in Cristo stesso, che nella Chiesa si íncarna il passaggio dalla ecclesia spiritualis al corpus misticum.
 
Così, la necessita di creare una gerarchia, un clero, dei religiosi che curano i fedeli finisce in quella che verrà poi chiamata la reformatio in capite e i membris non c'è una ecclesia carnalis come dicevano i polemisti precedenti, ma c'è invece una presenza di colpevoli all'interno della Chiesa: se noi riusciamo a liberare da questi colpevoli, riformiamo la Chiesa e tutto diventerà come i fedeli la vogliono. Ma la reformatio in capite ci, membris è un fatto di buoni ordinamenti, di buona sorveglianza, di buon coordinamerito delle realtà ecclesiastiche; non è più l'azione irrompente dei divino nella storia. In questo senso la speranza e la delusione.fatte sorgere da Celestino V segnano molto di più di quello che la storiografia corrente sottolinei: sono una svolta profonda, incisiva che, a mio giudizio, rappresenta, per certi versi, la fine di un modo di intendere se stessa da parte della Chiesa. 
  
Se essa, per secoli, era, infatti vissuta nell'attesa del miracolo, dell'irruzione di Dio nella storia, lentamente da Bonifazio VIII in poi, s'inizia una nuova fase del suo evolversi, di cui va ancora meglio approfondita l'importanza, ma il cui rilievo è giù. chiaro nel passaggio già ricordato dalla ecclesia spiritualis al corpus misticum, un passaggio che costituisce tino degli eventi capitali del medio Evo. Non si passa invano da una concezione della Chiesa come realtà soprannaturale, in cui Dio interviene perennemente, ad un'altra ad una concezione della Chiesa di uomini che, con l'aiuto e con l'assistenza di Dio, cercano di migliorasi e di andare avanti. Sono due fasi diverse di mentalità, sono due momenti storici differenti, di cui Celestino V diventa l'ago della bilancia". La comunità di Cerchio, alla fine del '200 inizio del '300 non ha un'unica organizzazione religiosa infatti il suo territorio era suddiviso in Plebe S. Cristine" con le seguenti chiese:

"Ab ecclesia Sancti Lauretí de preturo quartarium unum 
ab Ecclesia Sancti stefani de Caperzano cuppas quinque
 ab Ecclesia Sanctí Bartolomei de Circulo cuppas quatuor
 ab Ecclesia Sancti Andrea de preturo cuppas duas ( ... )

"In plebe Sancti Ihoannis de Pentoma con le seguenti chiese:
 Ab Ecclesia Sancte Margarite de Villa mayna cuppas quatuor 
ab ecclesia Sancti Silvestri de -1-urpillano cuppas tres
 ab ecclesia Sancti Salvatoris eiusdem loci quartarium unus... 
ab ecclesia Sancti Viti de Ozano quartaríuin unus

"In plebe Piscine
 ab ecclesia Sancte Marie de Avenusío cuppas...
 ab ecclesia Sancti Stephani de patíano quartatium unus... 
  
Da sottolineare nel su riportato documento i nomi delle varie chiese e, più importante ancora, i toponimi moltissimi dei quali ancora oggi attestati nel nostro territorio e già noti nei secoli precedenti si vedano a tal riguardo oltre la citata opera: "agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi di Andrea Di Pietro anche i lavori di Ugo Balzani: "Il Chronicon Farfense di Gregorio Catino", di Antonio Sennis: "Potere centrale e forze locali in un territorio di frontiera: la Marsica tra i secoli VIII e XI", di Laura Saladino: "I monasteri benedettini dell'Abruzzo interno: ruolo politico e funzione economica (secoli VIII-XI)", della stessa Autrice: "l'organizzazione ecclesiastica nella Marsica dalla tardoantichità all'alto medioevo" e di Antonio A. Varrasso: "I documenti marsícani nel Codice di Casauria" 37. 
 
Documento, dunque, il nostro, importantissimo per la nostra 'storia' e molto utile anche perché ci rende edotti circa l'economia, prettamente silvo pastorale, della Marsica antica. Il terzo documento preso in esame è utile quanto il sopracitato perchè, ci fornisce grosso modo le stesse notizie e ci fa comprendere il meccanismo delle 'decime: una quota di queste doveva versarsi al Vescovo dei Marsi, una al papa, un'altra all'abate di Montecassino ed agli altri abati che avevano ingerenza nel nostro territorio come quello dei Monastero di Farfa, del Monastero di San Clemente a Casauria e di San Vincenzo al Volturrio. 
  
I  documenti citati sicuramente sono coevi: in quello pubblicato dal Sella vi sono numerosi errori di trascrizione. Interessante è il passo riportato al n. 642 di pag. 35, della citata pubblicazione, dove si apprende che il 5 Aprile 1324 il parroco don Bartolomeo del Casale di Ozano (l'attuale luogo dove oggi esiste la l'onte di San Vito) versò alla chiesa di San Bartolomeo di Avezzano: a favore suo e di tutte le chiese esistenti nel plebanato di S. Giovanni di Pentoma e di tutti i clerici delle chiese del predetto plebanato, 7 fiorini d'oro ( ... ) ". Nello strumento notarile stilato ai 2 Aprile 1353 dal notar Giovanni Giuliani di Pescina concernente la vendita: "( ... ) della terza parte dei diritto di nomina del beneficio della chiesa di S. Bartolomeo di Bisegna fatta dai coniugi Domenico Namarea e Buccia Fiscella del Casale di Flimini a beneficio di Benedetto Ciaralli di Bisegna apprendiamo i cognomi di personaggi del nostro paese documento, dunque, molto importante per la storia de i cognomi: sono i primi della nostra umile storia. E, infine, nella "provisione della Cappellania di S. Maria delle Grazie concessa dal Preposto di Celano Nicola di Bisegna ad Antonio de Apulea nel 1397 notiarno l'esistenza, nel nostro centro, di una cappella in onore della speciale protettrice di Cerchio.
  
Nella seconda metà del XIII secolo e agli inizi del XIV importanti personaggi, quali senz'altro furono Papa Bonifacio VIII, Tommaso conte del Marsi dal 1297 al 1332` e il domenicano fra Giacorrio Busce, vescovo dei Marsi dal 1295 al 1326`avevano a cuore l'umilissimo paese di Cerchio. Lo si evince chiaramente dall'invio, da parte della curia papale di Roma, di due "Bullae Indulgentiarum", nel 1295 e nel 1300, a due importanti chiese di Cerchio: San Pietro in Flimini e San Bartolorneo de Circulo.
  
Bisognerebbe appurare se tra questi personaggi e appartenenti, all'allora classe dirigente cerchiese, vi fossero legami di parentela o affinità religiose o politiche.I citati personaggi erano insieme ai maggiorenti di Cerchio, antifrancesi? Nel 1269 Carlo D'Angiò per punire Nicolò primo che nella battaglia dei Piani Palentini, nei pressi di Tagliacozzo, si era schierato con Corradino, pose a capo del feudo di Gagliano e della Contea di Celano i fratelli D'Artois, Romualdo o Rornuldo, Bertraldo e Gerardo di nazionalità francese (E. Splendore: "Profilo archeologico e storico dei Comuni della valle subequana", 1997 Sulmona). 
  
Il 13 dicembre 1294 Celestino V, in Napoli, rinuncia, dopo sofferta e drammatica decisione, al pontificato.I Cardinali . "( ... ) dieci giorni dopo la rinuncia si riunirono in Castelnuovo... Dopo il primo scrutinio risultò eletto Matteo Rosso Orsini che rifiutò; il secondo fu infruttuoso ma al terzo scrutinio fu eletto Benedetto Caetani... Era la vigilia di Natale del 1294. immediatamente il nuovo papa sospese tutti i vescovi e arcivescovi nominati da Celestino senza il consiglio dei cardinali, revoco Bartolomeo da Capua, destituì i familiari e capellani del suo predecessore e ordino di partire subito per Roma, proibendo che qualsiasi lettera fosse data da Napoli e inviata prima della sua incoronazione Il viaggio fu compiuto a tappe forzate e l'incoronazione si svolse il 23 gennaio 1295 nella Basilica di San Pietro con la massinia solennità( ... )". 
  
Così ci informa Bruno Bosco nel suo ottimo "Celestino V e Carlo II D'Angiò". Quale strada percorse Bonifacio VIII ed il suo seguito per andare a Roma? Forse, sicuramente, percorse, almeno per quanto riguarda l'Abruzzo, l'antica Tiburtina-Valeria, l'unica strada percorribile, dati i tempi, che univa le popolazioni abruzzesi a Roma e, dobbiamo immaginare che il pontefice abbia accuratamente ed oculatamente scelto i luoghi delle sue soste. E' possibile che papa Caetani abbia scelto come tappa il nostro centro ed in particolare il Casale di Flimini ove era ubicata l'importante chiesa di San Pietro e lui, per dimostrare il suo gradimento abbia inviata in versione collegiale con 12 vescovi riuniti in Anagni alla menzionata chiesa, il 4 Luglio 1295, la nostra "Bulla Indulgentiarum"?
  
E così pure, per gli stessi motivi, cinque anni dopo, nel 1300: l'anno dei primo Giubileo, fa inviare da 16 vescovi riuniti in Roma, e con il suo avallo un'altra "Bulla Indulgentiarum" alla chiesa di San Bartolomeo "de Circulo"? 
E' difficile, al momento, rispondere a tali quesiti. E' innegabile, però, che alla comunità di cerchio sono state inviate, da Bonifacio VIII o comunque per sua volontà, ben due bolle di indulgenze e ciò ci spinge autorevolmente a dire che fra la comunità di cerchio e l'entourage dei Caetani vi doveva essere un ottimo feeling altrimenti come spiegare l'invio delle sopra menzionate due "bullae Indulgentiarum" alle sopra citate chiese della comunità di cerchio?
 
NOTE
 
 

 
Sei in: - STORIA - Nel quattordicesimo secolo

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright