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Dalle origini al medioevo
La leggenda riportata dai maggiori storici locali (Muzio Febonio, Pietr'Antonio Corsignani e Luigi Colantoni), vuole che la Maga Circe, sorella di Angizia, avesse fondato il nostro paese. E' molto arduo distinguere la storia dalla leggenda, dalla tradizione, dal folclore Chissà se questi racconti tramandatici conservano qualche fondo di verità? Il nome di Cerchio potrebbe essere (e sicuramente lo è) la correzione della parola italica "ocriculum" diminutivo di "ocre" (monte) infatti, se è vero, come è vero, nell'attuale dialetto di Cerchio si notano reminiscenze della lingua italica, greca, latina, longobarda, normanna, araba, francese e spagnola non vedo perché il nostro paese non abbia potuto conservare il suo antico nome e la sua antica lingua anche dopo l'avvento dell'Impero romano. 
 
Oggi, nel nostro dialetto, ormai definitivamente corrotto, non siamo riusciti ad annullare le citate dipendenze linguistiche. Come è possibile, quindi, che nell'alto medioevo, con un colpo di spugna abbiano, i nostri antenati, posto in oblio la loro lingua ed obliterato il nome del loro paese? Altri storici locali con in testa Andrea Di Pietro, osservavano che il nostro centro: "( ... ) fu denominato Cerchio dal Circo che ivi avevano costruito i Romani per divertire coi giuochi Circensi la moltitudine accorsa nella Marsica per lo scavo dell'emissario di Claudio, e per la continuazione della strada Valeria.
Il citato Autore non dice dove ha accinto tali notizie e quindi la sua semplicistica spiegazione non confortata da prove concrete circa l'etimologia del nome del nostro paese non è da prendersi in considerazione anche, perchè, altri centri marsicani fanno iniziare la loro 'storia' con analoghi racconti: senza dubbio il parziale prosciugamento del lago Fucino' voluto dall'imperatore Claudio nel 51 d.C. e portato a termine dopo 11 anni di duro lavoro da 30.000 schiavi e la grande naumachia allestita per l'inaugurazione di tale colossale evento è rimasto scolpito indelebilmente nella storia della Marsica e quindi, l'ipotesi che vari paesi marsicani siano sorti in seguito a tale eccezionale evento, ha condizionato i nostri storici patri i quali non hanno resistito al fascino della suddetta congettura. 
  
Tornando al nostro discorso si presuppone che molti centri già esistessero e, nel caso di Cerchio, tale tesi viene avvalorata da alcuni occasionali rinvenimenti archeologici, ritrovati in síti quali, per esempio, i dischi corazza di bronzo dell'IXVIII sec. a. C. (Museo Plafitticolo Celano-Paludi), l'epigrafe 
del I sec. a. C.:  "L. E RUFUS PROBAUE (RUNT)" (in museo Civico di Cerchio) attestante un'opera pubblica fatta erigere da dei funzionari magistrati locali pubblici con poteri finanziari e, quindi, dimostrante l'esistenza ancora, che ci permette di dire, che la comunità indigena del nostro territorio aveva una organizzazione ben precisa: vi era un antico vicus o municipium e le due epigrafi del I sec. d. C. di cui una integra conservata nel Museo epigrafico di Avezzano è, questa, la stele funeraria in onore di un certo Albio Torquato "REDEMPTORI OPERIS", imprenditore edile, e, l'altra, mutila conservata a Cerchio, parla di un personaggio "QUAESTOR ALIMENTORUM", che aveva costruito la propria ascesa sociale nell'ambito del suo principio attraverso la carriera militare, percorsa come semplice pretoriano.
 
Da come chiaramente sì evince dalle citate notizie Cerchio era già abitato prima dell'avvento romano ed è logico supporre che avesse un nome con la propria lingua originaria che non era la latina bensì quella italiaca.  Non si può affermare, è ovvio, che il nome del nostro paese nell'antichità fosse "ocriculum", ma, senz'altro, si può affermare, in quanto la lingua parlata nelle nostre contrade era quella italica, che, cori il nome ocriculum" e "ocre" venivano designati piccolo monte e monte e, quindi, di conseguenza, non è del tutto improbabile che nel basso medioevo forse qualche distratto amanuense avesse corrotto il nome di Cerchio in "criculum", circlu "circulum" e quindi "circulus" . 
 
Un po' poco perché, purtroppo, tale tesi non è avvalorata da elementi archeologici sicuri quali, per esempio, un'epigrafe attestante il nome esatto oppure un documento alto medioevale ove risultasse inequivocabilmente tale nome. Il primo documento dove appare per la prima volta il nome di Cerchio (Circlu) è quello conservato nel grande Archivio dì Montecassino e, riportato, per la prima volta, dagli storici Errico Cuozzo e Jean Marie Martiri nella loro pregevolissima opera: 
"Documents inedits ou peu connus des archives du Mont-Cassin (VITIe-Xe siecles)" in Mefrm 103, 1, 1991, pp. 215-210, quando l'imperatore Ludovico il Pio, il 18 Marzo 818, su richiesta dell'abate Theodomar, conferma a Montecassino i beni e gli edifici eli culto dipendenti: "( ... ) in comitatu Marsorum cella Sancti Iannuari in Torpiliano Sancta Anastasia ibidem, Sanctus Maximus in Gurgu, Sancta Lucia in Circlu ( ... )" .
 
 Località queste ancora oggi attestate nelle mappe comunali. Prima che Cerchio divenisse un unico agglomerato urbano era formato da 13 villaggi, casali e ville disseminati intorno al lago Fucino e lungo il territorio comunale dell'attuale Comune di Cerchio. Questi erano: il casale de Circulo, Palude, Gervariana, Petellina, Flimini -Forpillano o Torpigliano, Casale Patiamo o Paziono, Casale Ottiano o Ozzano, Pomperano Avenusio, Casale Cavezzano o cabazano Villa Magna o Mayna, Castello Premuto.  Nell'attuale cartina 1 a 25. 000 della I. G. M. di Pescina, dove è compreso anche il territorio comunale di Cerchio, dei toponimi degli antichi casali ne sono rimasti solamente quattro: Frimini Vitellino, Paziani e Capezzano oltre, naturalmente il nome di Cerchio (Circulus). Un altro toponimo attestato, dai Fogli comunali, è quello del Casale Ozzano dove vi era, nell'antichità, la chiesa di S. Vito. 
 
Altre località rintracciabili nelle mappe comunali sono Preturo nella località "Perduro" e "S. Lorenzo" e "Villa Magna o Mayna nella località posta dal De Nino, in "Santa Margarita".  Questa località fu erroneamente individuata dal Di Pietro: " ( ... ) il Villaggio che esisteva quasi a contatto di Cerchio che aveva il nome di Villa Magna o Villa Mayna ( ... ) sulle rovine di questa villa nell'anno 1.530 edificò la chiesa attuale della Madonna delle Grazie, e vi eresse la Confraternita di S. Maria di Corbarolo ( ... )". Ciò che afferma il Di Pietro sembra essere inesatto in quanto nel Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio (Museo Civico di Cerchio) redatto da Ferrante Cocuzzio nel 1677 e abbastanza preciso, la località Villa Mayna confina con le "Cannavine Vecchie" e viene citata anche come "Villa Maina o Cannavine Vecchie": questa località è ancora attestata nelle mappe comunali e si trova molto più a Sud della località descritta dal Di Pietro. 
  
Gli abitanti di tali villaggi dovevano essere i discendenti degli antichi abitatori dei vici e dei coloni delle ville costruite dai romani intorno al lago di Fucino. E i templi pagani costruiti intorno alla ville, una volta affermatasi la religione cristiana, furono trasformati in templi cristiani: ecco perché in ogni casale e villaggio vi erano chiese, se no altrimenti è impossibile spiegare questa ecatombe di chiese. Un pugnale probabilmente di epoca longobarda dal manico d'osso e dalla lunghezza di cm. 26. 5 è stato rinvenuto negli anni passati doveva appartenere ad un bambino in quanto l'impugnatura è adatta per la mano di un bimbo ed anche perché il pugnale non presenta alcuna lama. tale reperto doveva sicuramente far parte di un corredo funebre e il piccolo pugnale doveva rappresentare la classe sociale della sua famiglia: sicuramente doveva essere il figlio di un personaggio altolocato il quale volle apporre, per l'estremo viaggio del proprio caro, il segno distintivo del suo rango. 
  
Al periodo longobardo è attribuibile un anello da me rinvenuto in località "La Calgara di dietro i fossi", nel terreno di D'Amore Giovanni. Nel tondo dell'anello, forse in lega d'argento, la simbolica decorazione è simile a quella che si nota nella guarnizione della cintura longobarda in ferro agerninato da Nocera Umbra (VII d. C.) collocata in Roma nel Museo dell'Alto Medioevo' unica variante è che nella decorazione della cintura e i segni esterni di tale immagine geometrica sono bianchi e l'interno è nero, nell'anello di Cerchio invece è il contrario- i segni esterni sono neri e l'interno è bianco con puntini neri. 
 
Tale anello, a verga, presenta nel tondo la descritta decorazione la quale è circoscritta, a sua volta, da una decorazione a zig-zag; di lato sotto al tondo dell'anello, vi sono due cerchietti in ognuno dei quali sta raffigurata una rosetta; sotto a questi due cerchietti vi sono, ognuno per lato, altri due cerchietti schiacciati uniti ed infine, l'ultimo pezzo dell'anello, è decorato con quattro strisce nere orizzontali inclinate, e ad una sola parte, di lato, vi sono tre brevi incisioni (Museo Civico Cerchio). Nel territorio di Cerchio è anche attestato un inequivocabile toponimo longobardo "Camporeale o Morrone della Fara". 
 
Tale località si trova nei pressi del luogo detto "Luna" infatti nel citato catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio apprendiamo "Camporeale a piè Le Prata di Luna di la del Stradone". " ( ... )  Nell'anno 881-882 i Saraceni penetrati una prima volta nella Marsica distrussero nei pressi di Pescina il monastero di S. Maria in Apinianici dipendente dal Monastero di S. Vincenzo al Volturno e ricco di terre donate dal duca Ildebrando di Spoleto, una seconda volta nell'anno 936-37 fu la zona sud orientale del lago Fucino ad essere devastata, quando gli Ungari-Saraceni incendiarono la chiesa di S. Cesidio a Trasacco (in seguito ricostruita) finchè da Attone III, conte dei Marsí, furono cacciati da Forca Caruso verso Goriano Sicoli ( ... )".
   
Il primo documento, sino ad ora rinvenuto che riguarda il nostro territorio, è quello riportato dal regesto Farfense dove in un atto vengono citate le famiglie che Santa Maria di Farfa possedeva nel corso dell'VIII-IX sec. d. C. T
ale documento fu compilato nell'XI secolo d. C. ma si riferisce ad una situazione storica, databile fra gli anni 789-822: "( ... ) Ad Pacianum petiae ii prope rigum quas tenet Berardus filius Ponzonis. In Petelline tenent Hugo praesbiter et fratres esius I petiam i. Hanc de Sancto Leucio et Sancta Maria in Salato 11 quas tenent Guarakeri ( ... )". "A Patiano 2 pezzi (di terra) vicino al rio che tiene Berardo figlio di Ponzone ( ... ) In Petelline Ugo presbitero e i suoi fratelli tengono un pezzo (di terra). 
 
I Guarakeri tengono un pezzo di terra in S. Leucio e in S. Maria in Salceto. 
Il secondo è quello datato 18 marzo 818 riportato dai citati storici E. CUOZZO e j, M. MARTIN nella loro menzionata opera:
 "Documents ínedits ou peu connus des archives du. MontCassín ecc. "( ... ) in comitatu Marsorum cella Sanctí Ianuaríii in Torpíliano, Sancta anastasia ibidem, Sanctus Maximus in Torpiliano, Sancta Lucia in Circlu Sanctus Thomas in Leoni, Sancta Maria in Montorone, Sancta Maria in Aurit (inus), Sanctus Benedictus in Tilia Sanctus Victorinus in Celano ( ... ) Sancti Petrí in Mallianellu ( ... ) Sancti Andree in Colle de Albe ( ... ) Sancte Marie ad Paternum ( ... ) Sancti Benedicti et Sancte in Maurinu cum portu suo, Sancti Victoris in Silva Plana ( ... ) ". 
  
Il terzo è quello datato 9 Agosto 981 a proposito di una sentenza scritta nel Villaggio di S. Felice in Palude: 
"( ... ) nel tempo All'ímperatore Ottone II i giudici Marsicani Ingezo, Ildebrando, e Gioche alla presenza di Pietro Vescovo di Pavia, Arcicancelliere e Prolonotaio e Guberto Vescovo di Derdona inviati al sacro palazzo, di Rainaldo, e di Odorisio Conti dei Marsi, di Alberico Vescovo dei medesimi Marsi, e di altri testimoni rinvestirono l'Abate di S. Vincenzo al Volturno, e il suo Avvocato Franco, del possesso di tutti i beni che ave il Monastero di Santa Maria in Apinianici situato nel territorio Marsicano, sotto la pena di pagare libre cento di oro ottimo per meta alla Camera imperiale, e da Lupone Giudice, e Notajo al I' Agosto 981; è munita del sigillo imperiale, ed è firmata dai Giudici, Vescovi, Conti, e testimoni adoprati In questo villaggio vi era la chiesa di S. Maria. 
  
Altro documento importante è quello datato anno 998 perché oltre a citare il villaggio di cervariana noto per la Cronaca di S. Vincenzo al Volturno, cita anche i villaggi di petellina e Flimini quando nell'anno suddetto: "( ... ) Teresa Badessa del Monastero di S. Maria in Apinianici con consenso dell'abate di S. Vincenzo al Volturno, concesse a Rainaldo conte dei Marsi la facoltà di reggere pel corso di anni venticinque tutti i servi, e serve, nonchè quella di percepire. i frutti di tutti i beni che il sito Monastero aveva nei villaggi di Gervariana, Petellina e Flimini ebbe in compenso il valore di otto libre di argento in tanti mobili necessari al Monastero di Apinianici che dopo l'incedio fu restaurato ( ... ) ". 
  
In questo villaggio vi era la chiesa di S. Martino che nell'anno 1098 fu donata da Berardo conte dei Marsi al Monastero di Montecassino: "( ... ) Berardus Marsorum comes illis diebus obtulit huic Caenobio Ecclesiam Sancti Martini loco qui flimini appellatur cum amnibus pertinentiis suis, teris, vineis ct cum amni servitio piscatoruin, et rebus sui ( . )  Ed anche la chiesa di S. Pietro alla quale fu inviata, nel 1295, una Bulla indulgentiarum da Papa Bonifacio VIII e da dodici vescovi riuniti in Anagni i quali concessero ognuno l'indulgenza a coloro che confessati e comunicati avessero visitata questo sacro edificio nei giorni festivi di S. Pietro, Santo Natale, in quelli delle quattro festività della Vergine e nella domenica della palme.
 
 
 
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