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Il culto e la festa di S. Antonio Abate

Tre ora so sunat mitt, foch alla favara mitt, foch alla favara. 'Ndricc ndricc ndricc, ndricci damm nu cacchIjI d' sauciccia i su tu n, m, la vo dà Sand'andonj c' pozza pnzà.
N' vulem, "fava i vin, ma vulem, la suaciccia i s, tu n, c, la vo dà Sand'Andonj c' pozza pInzà. 
N' vuleml i bicchier, i mangl la cannatella sI crIdetI a Sand'Andonj netIta dà la vuttcella.
N, bIvem, a ju bicchier, i mang, alla cannatella a Sand'AndonIj p' d'onorl bIvem' alla vuttcella.
Cic, cicercIj i fasciuri lnticchlj la mej cosa è la sauciccia.
Bona sera brava gend' è la festa di Sand'Andonj Sand'AndonIj u nmich d' ju dmonj .

Cosi con molta semplicità, fino a qualche tempo fa, gruppetti di adulti formavano una piccola rappresentazione teatrale itinerante composta da S. Antonio, rappresentato da un attore con barba posticcia di stoppa, il diavolo, rappresentato da un attore con in capo corna, il volto annerito con carbone e con in mano le catene, e un suonatore di fisarmonica. 
 
L'allegra combriccola bussava di porta in porta cantando e mimando la citata filastrocca ed altre strofe inventate sul momento ricevendo sempre,in dono, robba purcigna ed un bel fiasco di vino. Non sappiamo con precisione quando fu istituito,presso la nostra comunità,il culto di S. Antonio Abate, sicuramente, forse, agli albori del medioevo in quanto il nostro santo era speciale protettore degli animali,del mondo rurale e della terribile malattia nota come Il fochi Sand'Andoni ( Fuoco di S.Antonio ).
 
E' questa, la malattia nota come ergotismo canceroso, dovuta all'ingestione di pane o altri cibi preparati con farina di segale cornuta:essa produce dapprima un senso di insopportabile bruciore interno dando il nome di fuoco,poi compaiono in varie del corpo chiazze nere evolutesi in cancrena, e infine gravi mutilazioni con il distacco degli arti. oggi si da il nome di Fuoco di S.Antonio anche all'Erpes Zoster malattia cutanea di eziologia oscura .
 
Una delle famiglie più potenti di Cerchio: i D'Amore Fracassi, agli inizi del passato secolo,per un maggior culto del santo cui nutriva uno speciale culto acquistò,a proprie spese, la bellissima statua di legno policromo che ancora oggi solennemente si porta in processione. I componenti di questa famiglia,nel giorno della festa (17 gennaio) facevano preparare nel pressi del loro palazzo sito in Piazza San Bartolomeo (attualmente in corso di restauro da parte del Comune di Cerchio) dei grandi fuochi dove ponevano delle enormi caldaie di rame con dentro i famosi "granati". i granati era un miscuglio di grano, granturco, ceci e fave; in tempi più antichi sicuramente, questo speciale "piatto" era composto esclusivamente da fave eloquente infatti, è la prima strofa della su menzionata canzone che in realtà poi è il pezzo più antico.Una volta ben cotto il tutto, questo veniva donato a tutti i "ciarlott", ( poveri ) sia di Cerchio che dei paesi limitrofi. 
 
La stessa preparazione,in tono minore, veniva fatta anche dalle altre famiglie benestanti del paese. La nostra comunità,particolarmente legata a questa tradizione volle, la domenica del 21 gennaio 1979 riproporre in un modo più vigoroso infatti, la festa andava sempre più scemando, la solennizzazione di S. Antonio abate portando alcune modifiche.  Negli anni passati infatti,la processione in onore del santo si fermava in ogni crocevia dove era stato preparato un grande falò il quale veniva acceso dopo esser stato benedetto dal parroco,al cospetto della statua del santo,degli animali e dei processionanti.
  
Nel 1979 si pensò di fare un unico grande falò in piazza e si istituì la Prima sagra dei granati e della porchetta: nell'antichità erano le famiglie benestanti ad avere la possibilità, soprattutto economica, di poter allestire la festa ed offrire, chissà se furono spinti ed animati da un oscuro senso di espiazione, ai più poveri,ai più diseredati,almeno un piatto di granati, forse con segreta certezza di conquistare un posto se non in Paradiso almeno in Purgatori,ora invece, tutti ricchi e poveri possono adoprarsi alla buona riuscita dei festeggiamenti: è cambiato lo stile ma è immutato sembra, l'amore verso il patrono del mondo rurale.

  

 
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