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Pietr'Antonio Carusoni
Testi a cura di Fiorenzo Amiconi  maggiori info autore
Dei vari personaggi che caratterizzarono la vita di Cerchio durante il periodo dell’unificazione d’Italia il più ricordato e famoso è senz’altro l’Arciprete Pietr’Antonio Carusoni nato a Cerchio il 30 Maggio 1805 da Giusepp’Antonio e da Maria Chiara Coletti. Viene ricordato in quanto questi fu attore di una rocambolesca fuga notturna propiziata da interventi soprannaturali: “ Una notte “,così inizia il racconto orale tramandato fino ai nostri giorni “ mentre orami tutti nella casa dell’arciprete stavano dormendo, si sentì, presso l’urna di S. Antonio di Padova,speciale protettore della famigliaCarusoni, posta sopra il comò della sua camera da letto,una voce che diceva: “ Arciprete alzati !” e,quello tutto assonato, diceva far se: Che vuole questo?” e ancora quella voce misteriosa ripetè per tre volte: “ Arciprete alzati!”.Destaso e compreso che era una voce arcana che voleva aiutarlo,fuggì mezzo vestito.Appena uscito di casa,sentì delle voci,dei passi e un violento e concitato bussar di porta: ora più che mai doveva fuggire. 
 
I suoi familiari,svegliati dal quel fragoroso rumore, pieni di paura,data l’ora e temendo qualche rappresaglia,andarono ad aprire il portone.Immediatamente un gruppo di persone armate entrò nella casa, “Dov’è il prete!” chiese il caporione e,quelli istintivamente: “ poveri noi,che cosa ne sappiamo? “.
Non fidandosi della risposta avuta,quella masnada, sconvolse la casa rovistando tutte le stanze.Entrati nella camera che dall’addobbo doveva essere del prete, e vedendo il letto composto,il caporione volle sincerarsi se
Il curato mancasse da più giorni o fosse fuggito da poco e subito mise le mani dentro il letto: era ancora caldo. Era stato giocato e ,pieno di livore, insieme ai suoi degni compari, sfogò la sua rabbia sui mobili, sulle persone, sulle botti colme di vino facendo uscire tutto il prezioso liquido “.
 
Il motivo di tale odio verso don Pietr’Antonio Carusoni da parte di questi armati era stato causato dalla sua non partecipazione a cantare il “ Te Deum” per il plebiscito sull’annessione,perché secondo l’arciprete i garibaldini, o forse è meglio dire gli pseudo garibaldini non erano altro che quelle persone che in tutti gli sconvolgimenti politici si approfittano e si gettano a capofitto per pescare nel torbido commeterndo atti nefandi,ingiusti,cattivi.
 
Il suo animo non dovette reggerea tale vista e si rifiutò di ringraziare il Signore per questi non giusti avvenimenti, e tale rifiuto venne interpretato come gesto di attaccamento alla casa borbonica. Questo episodio sicuramente fece andare su tutte le furie il Vescovo dei Marsi Mons. Michelangelo Sorrentino ( 1843-1863 ) che da tempo non vedeva di buon occhio il nostro dotto arciprete amante della vera pace e della vera libertà e potè finalmente scaricare tutta la sua rabbia per anni repressi, lui che aveva avuto l’unico interesse di “(…) accumulare denaro per fondare,ed accrescere un vistoso patrimonio, agl’ingrati nipoti,fra quali l’ultimo violentanto nella vocazione, ordinato sacerdote nonostante fosse irregolare per difetto di scienza, e per altro,ed aggregato al capitolo di questa Cattedrale dei Marsi colla sua vita nefanda a ricolmar di ogni obbrobrio l’indolentissimo zio (…)” (1).
 
E’ questi un personaggio ambiguo:infatti, ottenuta il 29 Febbraio 1848 la costituzione del Regno delle Due Sicilie, si fece garante assieme a 300 sacerdoti della diocesi del buon accoglimento della stessa: soltanto l’abate di Montesabinese don Rocco De Angelis non accettò e, per tale mancanza, fu sospeso a divinis e relegato nel convento di S: Maria dei Bisognosi in Pereto.Passò appena un anno il vescovo assieme a 297 sacerdoti rinnegava tutto e pregava il monarca nell’umiltà di suddito,levato lo statuto tanto detestato,di ridonare: “(…) il paterno ed assoluto suo reggimento,assicurandola che i popoli tutti al ricevere questo prezioso dono che pur da secoli godevano,con gioia faran plauso della sua real clemenza ebenediran per sempre la Maestà sua, che Iddio continuamente feliciti (…)” (2)
 
Don Pietr’Antonio dunque dovè fuggire e campato il pericolo di essere linciato riuscì a riparare nello Stato pontificio dove contrasse malattia e morì:”(…) fu.questi, arciprete Curato della Chiesa ricettizia numerata del Co mune di Alanno Diocesi di Penne Provincia di Teramo dall’anno 1831 funo al 1848 e poi arciprete di Cerchio. In occasione della Mutazione di Governo li 8 Aprile 1861. Si ricoverò in Roma ove contrasse malattia, e morì in Veroli il 28 Giugno 1862 “ ( dal Fuoco n. 78 (3) del Libro dello Stato delle Anime del 1802- ora in Archivio della Diocesi dei Marsi- Avezzano ).
 

Note
(1) Andrea Di Pietro : “ Catalogo dei Vesocvi dei Marsi “.Tip. V: Magagnini,Avezzano,1872
2) Guido Jetti: “ Cronache della Marsica ( 1799-1915 )”- L. Regina Edit. Napoli 1978
3) Lo scrittore Luigi Santoni,pronipotre del citato personaggio, pubblica nel 1984, per i tipi della Casa Editrice Ponte Nuovo Editrice- Bologna, un romanzo storico interamente dedicato al Nostro dal suggestivo titolo : “ Fuoco 78”. 
  
 
 
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